“Due giorni, una notte”, una storia sul lavoro

Appena uscito a Roma e Milano, dal 20 novembre 2014 in tutte le sale italiane, l’ultimo eccezionale film dei mitici fratelli belgi Jean Pierre e Luc Dardenne“Due giorni, una notte”, presentato a Cannes 2014 – tratta un tema particolarmente caldo, il lavoro, in una congiuntura economica e sociale molto delicata, come quella attuale che stiamo vivendo, sempre più spesso carente anche di solidarietà e umanità.

Una storia sul lavoro che però si estende e diventa un profondo ritratto della nostra società e dell’essere umano, essere complesso e sfaccettato,visto nelle sue luci e nelle sue ombre.

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Sandra, interpretata da una magnifica ed emozionante Marion Cotillard, ha solo un fine settimana di tempo, prima di una seconda votazione, per andare a trovare, uno per uno, i suoi colleghi e convincerli a rinunciare al loro premio di produzione, affinché lei possa conservare il proprio posto di lavoro. Il titolare della piccola ditta di pannelli solari in cui lavorava, prima di assentarsi per un lungo periodo di congedo causa depressione, mette gli altri dipendenti di fronte ad una scelta: o il bonus di mille euro a testa o riprendere Sandra al suo posto. Se la maggioranza sceglie il bonus, lei ovviamente verrà licenziata.

“Gli operai di “Due giorni, una notte” sono messi in una posizione di concorrenza e rivalità permanenti. Non si tratta di schierare i buoni su un fronte e i cattivi sull’altro. Non ci ha mai interessato guardare il mondo in questi termini.
Un film non è un tribunale. Ciascuno dei colleghi di Sandra ha dei validi motivi per dirle “sì” e per dirle “no”. Una cosa è certa: per nessuno di loro il premio di produzione è un lusso. Hanno tutti bisogno di quei soldi per pagare l’affitto, le bollette, eccetera. Sandra lo capisce fin troppo bene, visto che anche lei si dibatte nelle stesse difficoltà economiche”

“Per noi la cosa più importante era mostrare una persona che viene esclusa perché è considerata debole, non in grado di fornire prestazioni sufficientemente elevate. Il film tesse l’elogio di una “non performante”, che ritrova forza e coraggio grazie alla battaglia che decide di condurre con suo marito”

(Jean-Pierre e Luc Dardenne)

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La famiglia è infatti un punto di forza e di sostegno: Manu ama profondamente sua moglie Sandra e le sta accanto, infondendole coraggio e stimolandola a reagire, a lottare e specialmente, cosa imprescindibile, spronandola a recuperare la fiducia in se stessa, credendo in lei e appoggiandola. Anche i figli sono coinvolti e partecipi. Nel ruolo di Manu ritroviamo uno degli attori feticcio dei frères, Fabrizio Rongione, presente già in molti dei loro film cult, come “Rosetta”, “L’enfant – Una storia d’amore”, “Il matrimonio di Lorna” e “Il ragazzo con la bicicletta” che è riuscito a rendere le tante sfumature di un personaggio comprensivo, umano e di grande valore.

Marion Cotillard, tra le attrici francesi più famose e di successo, Premio Oscar per l’interpretazione di Édith Piaf ne “La Vie en Rose” (2007), icona di stile, testimonial Dior da anni, dal 2010 anche Chevalier dell’ Ordre des Arts et des Lettres, racconta di avere conosciuto i fratelli in Belgio, durante un breve ma intenso incontro sul set di “Un sapore di ruggine e ossa” di Jacques Audiard (2012) e quando è stata contattata per lavorare a questo film si è sentita immensamente felice e onorata di poter lavorare per un cinema autoriale come il loro, che sfugge a qualsiasi categorizzazione. Per la prima volta i Dardenne hanno scelto una Star Internazionale come protagonista di una loro opera.

Sandra è una donna reale, che vive nella nostra vita quotidiana e affronta problemi veri, quelli contro cui ci troviamo a combattere ogni giorno. Comprende la scelta dei colleghi, perché ognuno di loro – come lei – fa fatica ad arrivare a fine mese e anche un poco di guadagno in più è fondamentale per vivere. E’ una donna che ha la fortuna di avere una famiglia forte e sana, però è in un momento difficile della sua vita, molto fragile e precaria anche dal punto di vista emotivo…Spesso dice “Io non sono niente”, ha crisi improvvise di pianto che non riesce a gestire, ha un volto sofferente che trasmette tutto in semplice sguardo, ma nonostante i tanti momenti di assoluto buio e sconforto, il calore delle persone che la amano la spinge ad andare avanti e a ritrovare finalmente la forza di credere in se stessa.

Come è tipico del cinema dei Dardenne, un film realistico ed essenziale, intenso ed emozionante senza clamori ed esibizionismi.

Raccontare il particolare per esprimere l’universale. In una sola parola: autentico. Da non perdere.