Quando si perde il senso dei sequel

Proprio in questi giorni si stanno firmando i contratti per annunciare che si farà il terzo film della stra-arci-nota serie TV “Sex and The City“. Così suona più ufficiale. 

[ Ultimo aggiornamento datato anno 2018: il terzo film sulla serie TV non si fa più per buona pace di Kim Cattrall che non le manda a dire a SJP. Touché]

E da qui mi è scattata la molla per dire la mia – giusto per alimentare un po’ i pareri non richiesti – sia sul caso “SATC” che sul fenomeno ormai dilagante dei sequel, prequel e spin-off. Vari format di intrattenimento nati per enfatizzare il senso – e l’incasso – o per meglio dire, per approfondire lo sviluppo di una sceneggiatura di successo.

Scherzate? Quante domande senza risposta possono esserci dopo una storia avvincente!

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Per esempio: Quentin Tarantino aveva già pensato a tavolino di fare due capitoli del film “Kill Bill” altrimenti lungo quattro ore con in sospeso il terzo capitolo (?). Pertanto, o Tarantino affiderà la regia a qualcun altro oppure non lo farà mai e il fatto che ci possa essere un terzo capitolo alla fin fine potrebbe avere un senso dal momento che La Sposa ha lasciato aperta la famosa promessa rivolta alla bambina nel primo capitolo, ricordate? Staremo a vedere.

Altro esempio: la lunga serie dedicata al maghetto più famoso del mondo, al quale la perseverante e milionaria scrittrice J. K. Rowling ha dedicato la vita, con Harry Potter, se non erro, siamo arrivati a quota otto film. Sappiamo che i romanzi sono sette con due in forse (vero?!). Peggio di un parto di dieci figli, aiuto. Tanto è che da qualche anno anche l’attore Daniel Radcliffe ha declinato la possibilità di fare altri capitoli sul mago oramai diventato un bel giovane, se non adulto con prole. Ha ragione: non avrebbe più senso per la sua carriera, per la credibilità del personaggio nonché per l’integrità (mentale) della sua persona. Ma per questi sequel è un altro discorso perché la scrittrice insieme al super produttore David Heyman ha creato (solo) un grande business dal momento che seguono (solo) la logica e la trama della saga. Ultima mossa commerciale è lo spin-off /prequel “Animali fantastici e dove trovarli” (2016) e fin qui tutto bene. Finché dura, si potrebbe affermare.

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Bene, andiamo avanti. Ora parliamo di  George Lucas, mente geniale e complessa, amante dei seriali, con la sua casa di produzione ha pensato bene di sviluppare la stra-arci-nota saga colossalStar Wars” in tre prequel, tre sequel, un capitolo di chiusura più uno spin-off su Han Solo (giusto?!) dopo i primi tre film del ’77, ’80 e ’83. Forse in quanto non grande fan del genere non colgo del tutto questo dilungare a vita una storia più (in)finita che altro. Ok, non tocchiamo un mondo che ha fatto la storia della cinematografia fantascientifica ma come tutti i nati negli anni ’80 ritrovo nel mio immaginario solo l’icona della principessa Leila con quel marcantonio di Solo.

Piccola parentesi: già da bimbetta compresi subito una cosa quando Leila disse a Han Solo <<Ti amo>>  e lui rispose con il famoso <<Lo so>> – leggenda narra che questa battuta fu improvvisata – ossia che ciò era possibile anche nella vita reale e non solo nel film talmente erano credibili i due. Carrie Fisher ha rivelato poi, solo 40 anni dopo, che in effetti tra loro due c’era stato più di un’intesa. Che signora.

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Ora ritornando sul caso SATC, in quanto fedelissima di questa serie TV trasmessa a cavallo di due epoche (tra le altre cose, vedi la trasformazione dei look delle protagoniste fine anni ’90 sullo stile “Sliding Doors” a quelli più ricercati di ora, per la maggior parte di Vivienne Westwood, Balmain o di Diane von Fürstenberg), confermo che l’idea del film è nata dopo il successone della serie, non proprio a conclusione ma almeno dall’inizio della sesta stagione quando già si  vociferava di un ipotetico movie mooolto glam. E avrebbe anche avuto un senso se. Appunto se magari ci fosse stato un finale diverso? Allora sono stati girati ben tre finali diversi  ma la corte suprema ha scelto quello più “speranzoso”, quello più rassicurante per il pubblico che potesse dare un momento di pace alla protagonista. Ricordate? Carrie si trasferisce a Parigi con l’artista russo – e che russo – niente meno che l’ex ballerino di danza classica Michail Baryšnikov, nonché il fu giovane viveur del leggendario Club 54 – ma torna a New York ovviamente con Mister Big, l’uomo della sua vita, amore turbolento e mai dimenticato. Ti pareva. Sì nelle serie TV può darsi e nei sogni, certo. Quindi? Vai con il film giusto per alimentare ancora grandi speranze a noi altri.

Tra l’altro i fan della serie si ricorderanno che in un episodio appare all’improvviso Carrie Fisher che impersona se stessa, dando della poco di buono a Carrie Bradshaw che in quel momento frequentava il suo assistente personale interpretato da Vince Vaughn. Li coglieva quando si erano appartati nella sua vera casa di Hollywood. Che scena e che donna.

In tutto ciò, inoltre si vocifera di un possibile spin-off dedicato a Samantha Jones, la rampante Pr del gruppo, da giovanissima fino all’incontro con la Nostra. Mi pare ovvio che la grande Kim non sia più in grado di fare l’ennesima dieta per interpretare la se stessa adolescente quindi, nel caso, il suo ruolo sarebbe perfetto per un giovane talento. Le ipotesi sono due: potrebbe essere una comedy pazzesca dove finalmente si offrirebbe ampio respiro ad una Samantha sbarbina ma già sveglia e senza pregiudizi (vi ricordo che va a New York per fuggire da una famiglia numerosa con una madre alcolizzata) oppure un totale flop che manco i teenagers lo guardano. Vedi il caso dell’altro spin-off dedicato alla giovane Carrie Bradshaw… ma chi se lo è calcolato?!

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Comunque, fermo restando che il personaggio di Samantha per me è uno dei migliori della serie (e rimane veramente sempre fedele – speriamo – ai suoi principi come “no al matrimonio e no ai bambini”) superando di gran lunga la Carrie, ciò non dà il diritto di allungare, togliere, restringere, aggiungere vite ai personaggi come fossero pedine di pongo. Ok calmi, vero che è pura finzione ma saccheggiare così una gran serie TV ormai storica, mi sembra non per forza un atto dovuto. Perché farlo?

Concludo prendendo paro paro un’affermazione della scrittrice Michela Murgia che disse riguardo l’ultimo libro di Fabio Volo (giusto per allungare la lista dei “perché?”):

<<i soldi non sono una giustificazione sufficiente>>

E aggiungo: vale anche per i remake ma questo è un altro capitolo.