Remake SI o remake NO?

L’altra sera, in un momento di che barba-che noia mentre “facevo zapping” in TV (lo so, fa molto anni 2000) mi sono fermata su una scena di un film: c’era un bel moro in tenuta da surfista che, insieme ad un altro tipo biondo abbronzato, guardava le onde dell’oceano in una ventosa California. Indovinato… ho visto per la millesima volta uno dei film di azione (e non solo) della mia adolescenza: “Point Break”

Ragazzi come non rivederlo? È un cult che ha fatto infuocare noi signorine così come ha fatto sognare i maschietti sotto l’attenta regia di Kathryn Bigelow.

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Ecco qui una foto del duo spaziale alla Premiere del film tanto per ricordarli.

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Va da sé che è un film del ’91 che ha segnato una generazione. Una grande storia con due attori che hanno fatto battere i cuori e brillare gli occhi di noi (all’epoca) sbarbe. Ossia Patrick Swayze sull’onda del successo dopo Dirty Dancing” e Ghost” nella parte del duro-e-puro che ha dato valore al surf e alla filosofia dell’attimo al di fuori dell’ordinario (e diciamo pure che la banda degli ex presidenti americani ti metteva quella giusta adrenalina) e Keanu Reeves, pure lui nel fior fiore della sua figaggine che con questo ruolo ha dato senso alla parola amicizia e rispetto, e si è fatto conoscere al grande pubblico. Merito (anche) della tosta regista e della colonna sonora, per esempio su tutti: qui un pezzo dei Concrete Blonde“Over the Edge” dei L.A.Guns. Touché.

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Ora, un duo così chi lo vede più?!

Ok bando alle ciance, il punto non è che in TV non ci fosse niente di interessante se non questo film ma che esiste, ESISTE… attenzione, attenzione…un  R E M A K E  di questo film!

Si, diciamolo in inglese perché in italiano sarebbe “rifacimento” che suona ancora peggio.

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Comunque, dicevo il punto è: ma perché rifare un film culto? Perché?!

Calma. La risposta potrebbe essere: perché l’originale era un po’ datato, il film però era figo e ci andava di rifarlo, con volti nuovi e modernissimi effetti speciali, e perché al momento non avevamo altro da fare.

Ok posso capire che le grandi case di produzione siano a corto di idee – e poi hanno un budget calcolato solo per i remake da girare per l’anno tot e con tali attori – ma dico perché usare la carta del remake su un film già di enorme successo? E’ proprio perché l’originale ha avuto un grande successo che si ha la garanzia di un nuovo successo generazionale? E invece perché non fare i remake solo per film poco conosciuti ma validi che magari all’epoca non hanno avuto, per svariati motivi, molte possibilità di produzione e/o di distribuzione? Insomma usiamo il remake per una giusta causa, non per riesumare vecchie glorie di sala, il cui paragone è inevitabile e diciamolo, dà parecchio fastidio.

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Certo, ci sono dei remake che valgono come, per citarne alcuni:

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IL MEGLIO

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• Il super evergreen Scarface dell’83, firmato del potente duo Oliver Stone-Brian De Palma, è il rifacimento dell’omonimo film girato dal pezzo da novanta della Hollywood anni ’40, Howard Hawks. Entrambi i film hanno dato luce alla vita da gangster che ha mantenuto quel fascino maledetto e noir, con l’unica differenza che negli anni ’80 abbiamo una bella dose di rum-e-cocaina-za-zà. Al Pacino magistrale nella sua follia in coppia con una  s-t-u-p-e-n-d-a  Michelle Pfeiffer

Ps. Troppo tardi: siamo già al terzo remake di “Scarface”.  Non commento.

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• “La Signora in rosso” dell’84, di Gene Wilder (tra l’altro c’è anche una citazione di un altro ben noto film) sull’originale “Certi piccolissimi peccati” del 1976 diretto da Yves Robert. Il film dell’84 vinse un Oscar per la colonna sonora, I Just Called to Say I Love You scritta e cantata dal grande Stevie Wonder.

• Ed ecco un Classico del ’92 – possa piacere o meno – che ha scomodato – di nuovo –  un grande come Al Pacino: Profumo di donna – Scent of woman” per la regia di Martin Brest. Nella parte del giovane compare Chris O’Donnell (già visto in “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno” del ’91). Tutto in salsa newyorkese, anche la colonna sonora firmata da Thomas Newman fa la storia e sia la critica che il pubblico accolse positivamente questo remake.

Il passo successivo quindi è vedere l’originale di Dino Risi (del 1974, con Vittorio Gassman). Ed è ben altro film in confronto alla versione americana. Nota positiva è: proprio perché la vicenda si svolge in una diversa ambientazione e in un altro periodo che il film di Brest si salva. 

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• Poi nell’anno 2001 conOcean’s Eleven“, Steven Soderbergh grazie ad un cast da paura e con ambientazioni di lusso, ha ridato lustro all’originale “Colpo grosso – Ocean’s 11″ del ’60, di Lewis Milestone con all’epoca, gli elegantoni Frank Sinatra, Dean Martin e tutta la Rat-Pack, della serie: ecco la cricca mafiosa hollywoodiana d’antan.

• Nel 2008, i fratelli Cohen ripropongono in una chiave più noir Ladykillers sul film La signora omicidi del 1955 di Alexander Mackendrick. Il film valse ai Cohen diverse nomine e la protagonista Irma P. Hall vinse il Premio della Giuria di Cannes. D’altronde sono i fratelli Cohen, una coppia una garanzia.

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• Nella lista nominiamo anche uno dei tanti film di Mister Tim Burton, ossia “La Fabbrica di Cioccolato” del 2005. Film non facile per l’inevitabile confronto con il primo del ’71 di Mel Stuart. Merito del trasformato Johnny Depp come del giovane protagonista Freddie Highmore; merito delle vere ambientazioni colourful con relativi effetti speciali che hanno dato quel giusto grottesco cartoonish mood alla fiaba. Cosa che non è accaduto con “Alice in Wonderland (2010) perché fin troppo psychedelic e finto (leggi: forzato negli intenti) anche se ha avuto successo di incassi, per non parlare del sequel “Alice attraverso lo specchio” (2016) – ma oggi non AFFRONTEREMO LA QUESTIONE. Non ce la farei.

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IL PEGGIO

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E ora, per farci del male fisico, il peggio – ma per limitare i danni, sarò breve, ho scelto quattro titoli [e non è stato facile] – per cui ecco quando il remake NON HA SENSO DI ESISTERE:

• In testa, ahi-ahi nel senso reale del termine, abbiamo: “Travolti dal destino – Swept away di Guy Ritchie (2002). Piuttosto direi “travolti da una mazzata” con Sua Signora Madonna e il Giannini Junior. Ora, forse le intenzioni erano buone (quali poi?) ma non è bastato per rendere giustizia al film di Lina Wertmüller. Che non si è mai espressa in merito.

• Al secondo posto nomino: “The Last Kiss” del 2006 diretto da Tony Goldwyn, remake statunitense de L’ultimo bacio di Gabriele Muccino (fonte: Wikipedia). Non c’è altro da aggiungere. Semmai da togliere.

• Come terzo classificato, inseriamo un horror – non abbiamo limiti di genere – cioè “Lo sguardo di Satana – Carrie del 2013. Già a sua volta <<il terzo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Stephen King del 1974>> (fonte: Wikipedia). Quello del ’76 di Brian De Palma in stato di grazia è intoccabile.

Infine a pari merito, nomino Psyco del ’98 di Gus Van Sant. Mi spiace e scusa tanto Gus, ma Vince Vaughn non è credibile. Sarà per quella faccia da eterno bimbone. Boh.

Ma una cosa è certa: il nuovo “Point Break” non lo vedrò. Poco male, vada per “A Bigger Splash” di Guadagnino. Vi farò sapere 😉

Per concludere, per noi puristi del cinema non c’è un valido motivo per fare un remake a tutti i costi – e che costi -. Non li amiamo e solo su pochi funziona perché parafrasando il mitico Andy Warhol <<vedere un film vecchio non è da malati, ma vedere i remake è triste, c’è nostalgia>>.

E così controbatte oggi Al Pacino:

<<Oh, bene. E’ una consuetudine di tutti oramai, rifare le cose>>

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PS. Il film “A Bigger Splash” di Luca Guadagnino è ispirato a “La piscina” del ’69.