Tramonto di László Nemes

A Budapest, a ridosso della I Guerra Mondiale, la giovane Irisz Leiter tenta di inseguire il sogno di diventare una modista nella cappelleria appartenuta alla sua famiglia, ma finirà per intraprendere un viaggio molto più complesso e stratificato alla ricerca di se stessa.

Siamo nel cuore dell’Europa, prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, al crocevia di tutte le tensioni politiche del momento ma anche di una forte e vivace fioritura intellettuale, scientifica e artistica. Questa società, i cui codici e la cui mondanità sono parte del modo in cui la gente si veste e si comporta – come  i cappelli che si disegnano e indossano – mantiene una parvenza di tranquillità, ma sotto la patina della civiltà, molte forze non possono essere controllate.

“Tramonto” (Napszállta) – presentato in Concorso a #Venezia75 – è il secondo lungometraggio del regista ungherese László Nemes, noto per  Il figlio di Saul”, film che ha vinto il Grand Prix alla 68ma edizione del Festival di Cannes (2015) e che ha ricevuto  numerosi e prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui il Golden Globe e l’Oscar come Miglior film straniero nel 2016.

La giovane Irisz Leiter, interpretata da Juli Jakab, nel 1913 arriva a Budapest inseguendo il sogno di diventare modista nella leggendaria cappelleria appartenuta in passato ai suoi genitori. Giunta al negozio, tuttavia, viene cacciata dal nuovo proprietario, Oszkár Brill. Mentre nel negozio fervono i preparativi per ricevere ospiti importanti, improvvisamente un uomo si presenta a Irisz, alla ricerca di un certo Kálmán Leiter. La giovane donna si rifiuta così di lasciare la città ed inizia a seguire le tracce di Kálmán, unico legame con un passato ormai perduto. La sua ricerca la conduce, attraverso le buie strade di Budapest, illuminate solo dall’insegna del negozio Leiter, ad immergersi nel tumulto di una civiltà alla vigilia della propria rovina.

<<Tramonto assomiglia a un racconto, a un mistero in se stesso, e lo spettatore viene invitato a partecipare a questo viaggio per trovare, accanto alla protagonista, una strada possibile in questo labirinto di facciate e di strati.Irisz è un personaggio costretto tra luci ed ombre, tra bellezza e minaccia, incapace di affrontare le zone grigie. In questo senso, Tramonto è anche una storia di formazione, lo sbocciare di uno strano fiore>>

László Nemes

Gli abiti, ricostruiti in modo meticoloso e dettagliato, sono a cura di Györgyi Szakács, nota costume designer ungherese che ha lavorato fin dagli esordi della sua carriera per il teatro in importanti produzioni – realizzando oltre 400 disegni in costume – e in svariati film come “Fateless” di  Lajos Koltai e “Büvös vadász” (Magic Hunter), “Melodráma” (Melodrama (Love and Freedom), “Eszterkönyv” (Book of Esther), ricevendo moltissimi premi e riconoscimenti come il prestigioso premio Kossuth. Per i costumi di Sunshine” di István Szabó, con Ralph Fiennes e Rachel Weisz, è stata nominata all’Oscar.

Di estremo fascino i capi dell’epoca, dietro ai quali si intravede uno studio accurato e una resa realistica e minuziosa, che si sposa perfettamente  al sapore intimo e all’intensità che il regista intendeva infondere, abbandonando in generale effetti visivi al computer ma ricostruendo i set in una città vera – Budapest – con effetti autentici, utilizzando una pellicola fotochimicamente impressionata e sviluppata, realizzando  lunghe sequenze complicate e coreografate, proprio con l’obiettivo di immergere lo spettatore in un mondo “fisico” e vero, non virtuale.

Grande protagonista degli outfit dei personaggi è ovviamente il cappello, elemento chiave indispensabile e irrinunciabile e, oltre che di gran moda, simbolo di status sociale. Il cappello ha una lunga e interessante storia, densa di sfumature sociali- simboliche e sostenuta da una sapienza artigianale laboratoriale eccelsa: se nel corso della sua evoluzione ha vissuto degli alti e bassi come accessorio (si va avviando un graduale disuso dalla prima metà del ‘900) di sicuro all’inizio del XX secolo esso era ancora in auge come elemento necessario del look maschile e femminile.

Ricordiamo ad esempio che anche Coco Chanel debuttò nel mondo della moda aprendo una piccola modisteria nel 1909, dove con la collaborazione di Lucienne Rabaté (considerata la più grande modista degli anni Venti) reiventò i cappelli che allora erano in voga, semplificandoli e alleggerendoli con sobrietà, ma conservandone l’eleganza e la grazia e conquistando così le prime cover delle riviste dell’epoca.

“Tramonto” è film sicuramente complesso, che racconta di un momento molto delicato della nostra storia, della nostra civiltà giunta a un bivio, ma in cui la collettività e l’universale diventano storia personale e soggettiva di una donna fragile e misteriosa, che invita lo spettatore a seguirla tra indizi, ostacoli e informazioni in una continua e incessante ricerca di se stessa.

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