Trento Film Festival

Dal 26 aprile al 6 maggio 2018 torna il Trento Film Festival con la sua 66. edizione: per guardare la natura e la montagna con occhi e sfaccettature diverse.

Focus sul Giappone, per scoprire questo straordinario e affascinante Paese dell’Estremo Oriente che si caratterizza per il rapporto secolare dei suoi abitanti con un territorio in gran parte costituito da foreste, montagne e vaste aree rurali.

Manifesto della 66.edizione firmato dall’artista Philip Giordano

Fondato nel 1952, Il Trento Film Festival è il primo e più antico festival internazionale di cinema dedicato alla montagna, all’avventura e all’esplorazione. E’ da oltre sessant’anni l’evento di riferimento, divenuto negli anni un vero laboratorio di visioni e riflessioni sulle terre alte del pianeta, abbracciando un orizzonte più ampio, tra questioni ambientali, culturali e di attualità.

Il Paese ospite della 66. edizione è stato annunciato dal presidente della rassegna Mauro Leveghi.

«Dopo Finlandia, Russia, Turchia, Messico, India, Cile e Islanda quest’anno la sezione “Destinazione…” del 66. Trento Film Festival avrà come protagonista il Giappone, di cui si andrà alla scoperta, come un vero e proprio viaggio, attraverso un ricco programma cinematografico, di mostre ed eventi che metteranno in luce tutti suoi affascinanti aspetti sociali e culturali, non tralasciando i postumi di un trauma come quello della catastrofe nucleare di Fukushima, e soffermandosi soprattutto sul profondo e straordinario legame spirituale dei giapponesi con le montagne e le foreste. Temi, questi, del rapporto spirituale tra l’uomo, la montagna e la natura, molto cari al festival che saranno trattati anche durante la 66. edizione, confermando l’impegno della manifestazione nei confronti del nostro ambiente, stimolando riflessioni, dibattiti, incontri, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più il territorio, di cui il festival stesso è espressione, laboratorio di idee e luogo d’incontro»

Birth of Sake di Erik Shirai

Oltre al ricco programma cinematografico al Giappone saranno dedicati numerosi eventi, mostre, laboratori, appuntamenti con gli autori, riguardanti argomenti legati alla cultura e all’ambiente del Sol Levante. Si parlerà, infine, anche del ruolo che ha la cultura gastronomica nella società e nella famiglia giapponesi, oltre che nella percezione del Paese nel resto del mondo con due film ancora inediti in Italia, come “Ramen Heads” di Koki Shigeno, un viaggio alla scoperta dell’incredibile mondo del piatto tipico giapponese per eccellenza e The Birth Of Saké” di Erik Shirai che svelerà i segreti e rituali dietro la produzione tradizionale di quella che, dopo aver visto il film, sarà difficile continuare a definire semplicemente una bevanda.

Un paese che da decenni fa parte della nostra vita quotidiana per quanto riguarda la tecnologia elettronica, l’automotive e la cultura popolare e di cui il festival racconterà il volto meno noto, ma più tradizionale e identitario, e il rapporto secolare dei giapponesi con un territorio in gran parte costituito da boschi, montagne e vaste aree rurali. Si andrà alla scoperta di questo legame in una fase particolarmente critica e insieme rivelatrice, in cui il Paese fa per l’ennesima volta i conti con le forze della natura che non l’hanno mai risparmiato, tra terremoti e tsunami, e in particolare con i postumi di un trauma come quello della catastrofe nucleare di Fukushima che ha fatto ripiombare il paese nell’incubo atomico di Hiroshima.

In questo momento particolarmente difficile diventa ancor più significativo il legame profondamente spirituale dei giapponesi con le loro montagne e foreste, spesso investite di ruoli e valori mistici, sia dalle religioni scintoista e buddhista, che da tradizioni e rituali pagani. Questo filo conduttore della selezione metterà inoltre più che mai “Destinazione…” in dialogo con il resto del programma cinematografico e non del festival che da sempre mette l’accento sulla montagna come luogo dello spirito.

Forestry di Tetsuichiro Tsuta

Attraverso opere recenti, di autori giapponesi e non potremmo conoscere quindi le innumerevoli sfaccettatura di una mondo lontano ma forse più vicino di quanto crediamo: alle origini del ruolo della natura nella cultura e spiritualità giapponesi vanno due lavori come “Umi Yama Aida – In Between Mountains And Oceans” di Masaaki Miyazawa e “Milieu” del francese Damien Faure che si concentrano in particolare, il primo, sul significato delle foreste e degli alberi, il secondo su quello delle montagne. La vita di piccole comunità di montagna fortemente resilienti in diverse aree del paese, è al centro di “Chiisana Akari” di Ryusuke Ohno e Dryads In A Snow Valley” di Shigeru Kobayashi mentre l’immaginifico Forestry” di Tetsuichiro Tsuta e l’affascinante Komorebitatchi” co-diretto dalla svizzera Sophie Perrier e Masanori Omori sono dedicati alla foresta.

Non si dimenticano le calamità naturali del terremoto e tsunami a marzo 2011 e della conseguente catastrofe nucleare causata dall’impianto di Fukushima Dai-ichi, con Furusato” del tedesco Thorsten Trimpop che documenta la sopravvivenza nella “zona di esclusione” e nel territorio rurale circostante l’impianto e “Trace Of Breath” di Haruka Komori che fa lo stesso per quanto riguarda l’area investita dallo tsunami, concentrandosi su un unico bizzarro e testardo protagonista.

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Insomma dall’Everest alle Dolomiti, una full immersion dedicata alla montagna, all’avventura, all’esplorazione: sabato 28 aprile il Supercinema Vittoria sarà inondato dal bianco delle nevi delle Alpi e dell’Everest, con l’anteprima internazionale dello spettacolare film francese “Tout là-haut” di Serge Hazanavicius, girato tra le nevi di Chamonix e dell’Himalaya uno dei grandi successi che si sono sfidati al botteghino delle sale d’oltralpe.

La vicenda del film è ispirata ad una storia vera, ci parla di Scott, giovane e talentuoso campione di snowboard e vede l’interpretazione della star francese Kev Adams, della sempre splendida Bérénice Béjo e del nostro Neri Marcorè.

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Il film di chiusura, sabato 5 maggio sarà invece l’italiano Resina”, opera prima di Renzo Carbonera, presentato in anteprima mondiale lo scorso autunno al Festival des Films du Monde de Montrèal e interamente ambientato nella comunità di Luserna in Trentino, dove si parla ancora una lingua arcaica: il cimbro. Per Renzo Carbonera, che debutta nella fiction dopo 9 documentari,

Resina è un film sulla musica, sul cambiamento climatico e sul rapporto conflittuale che abbiamo con la bellezza. È il film di una giovane donna in un mondo di uomini. È un film che riscopre una piccola comunità di montagna, che vanta una storia millenaria, che costituisce una ricchezza di cultura e tradizioni per questo territorio, e che rischia di sparire nell’oblio: i cimbri”

“Resina” è anche primo progetto sostenuto dalla Trentino Film Commission ad aver aderito al protocollo “T-Green Film” che premia le produzioni che scelgono la strada della sostenibilità.

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RESINA Trailer OFFICIAL_eng from ONEART srl on Vimeo.

 

Consigliamo di #nonperderlo!

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Per info e programma completo: trentofestival.it

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Immagine di copertina: “Resina” di Renzo Carbonera