All This Panic, film di Jenny Gage

All This Panic, essere teenagers oggi: uno sguardo sensibile e profondo – ma senza dimenticare di essere stiloso – su quel delicato momento di transizione che ci porta ad essere adulti – con risultati più o meno accettabili – e che comunque sia, non dimenticheremo mai.

#specialebiografilm2017

Mi è bastata la prima frazione di secondo per capire che quello che stavo vedendo avrebbe soddisfatto i miei occhi, abbastanza provati dalla maratona cinematografica che mi vede coinvolta sotto più punti di vista – emotivo, fisico, estetico ossia che mi metto con questi 40°all’ombra? – nei densissimi giorni di festival.

Specifico che poco prima di questo film avevo visto To stay alive a method” di Hagers e Lieshout, con un eccellente Iggy Pop e Manifesto” di J.Rosefeldt, con una straordinaria e poliedrica Cate Blanchett, due opere imperdibili tanto quanto necessarie – ognuna a suo modo – e dalla fotografia impeccabile, ma che in un certo senso vanno oltre e sono molto distanti da questo in termini di contenuto.

Quindi per dire, ero già ad un buon punto di soddisfazione e poi “All this panic” è arrivato come un bacio sulla guancia quando non te lo aspetti.

Presentata al Tribeca Film Festival 2016, l’opera prima della regista Jenny Gage, con la splendida fotografia del marito Tom Betterton, rivela un’estetica seducente e glam, intensa e libera che strizza l’occhio al popolo degli instagramers e ci sta (insomma, ci piaccia o no, gli adolescenti di oggi vivono in un contesto socio digitale che non possiamo far finta di non vedere): l’occhio che riprende è quello di chi la sa lunga, infatti la coppia di artisti in questione vanta un CV ricchissimo in arte, pubblicità e – soprattutto per la mia gioia 😉 – moda con editoriali nelle più celebri riviste internazionali, da W, Vogue Nippon, Self Service, Vanity Fair e Vogue Italia e campagne pubblicitarie per importanti brand tra i quali Ralph Lauren, Estée Lauder e Missoni.

Con All this panic, presentato in anteprima italiana nella sezione Contemporary Lives torniamo al doc classico nella trama, anche se la narrazione è sviluppata con originalità e un fluido movimento che rende la tutta la grazia e la leggerezza, ma anche l’inquietudine e i turbamenti tipici della gioventù.

Come un fiore dal cuore fragile: etereo e bellissimo da fuori  palesa già nella forma il suo essere effimero, la sua caducità in un misto di bellezza e nostalgia. Così l’adolescenza di queste ragazze sembra una piuma che vola per le strade di New York, soffice e nello stesso tempo destinata a scomparire chissà dove.

Perché la metamorfosi sta già avvenendo e un giorno all’improvviso scopriremo di essere adulte, in un corpo cambiato, con una testa cambiata. Eppure ogni tanto quella che eravamo tornerà a farci visita nei momenti più inaspettati e quando ormai pensavamo di averla dimenticata.

In soli 79’, Gage riesce a condensare le riprese di tre anni di vita di sette ragazze – Lena, Ginger, Olivia, Sage, Dusty, Delia e Ivy – che sembrano quasi delle attrici, tutte molto cool in ogni minimo dettaglio – eh sì,  in fondo i millennials vivono nell’epoca del visuale – ma anche molto spontanee e disinvolte, che vivono quegli anni che non dimenticheranno mai in una New York filtrata da tonalità acide e fluo: quelle dell’adolescenza.

Un film che cattura nella loro forma più autentica il desiderio e la paura di diventare grandi. Seguiamo dall’interno le storie delle ragazze, liceali in bilico fra la voglia di sfuggire a un presente acerbo e il timore di un futuro incerto. La metropoli esige un tributo in termini di disincanto, una crescita rapida che porta a mascherare la propria fragilità dietro strati di mascara e vizi precoci.

E poi il rapporto con i genitori, spesso conflittuale, a volte troppo paritario, le amicizie e le feste, i primi amori e l’indipendenza tanto desiderata ma che spaventa anche nel profondo.

Ognuna di loro parla a ruota libera con  facilità delle proprie emozioni e difficoltà del momento: la storia inizia al liceo e la semplicità delle piccole cose e dei problemi quotidiani può sembrare banale ma invece è disarmante nella sua verità.

A 17 c’è chi non ha mai baciato un ragazzo e chi stila la lista “di chi è stata con chi”, chi pensa solo a fare esperienza, chi cerca l’amore per la sua prima volta e infine chi dice che ciò che conta “non è tanto aspettare il ragazzo giusto ma fare l’esperienza giusta”.

Tra feste in casa, look super trendy e prime “sbronze” ci sono anche le sensazioni forti di quegli anni – la voglia di diventare grandi, la percezione di avere a disposizione tutto il tempo del mondo, il senso di onnipotenza ma anche il disagio di non essere compresi, la percezione di essere contro tutti – le confidenze con mamma e papà o i litigi con mamma e papà, i problemi economici e gli amori non corrisposti, le debolezze e il dolore, tanto studio e impegno.

Lena è forse il personaggio che emerge con più caratterizzazione: è inconsapevolmente carismatica, colpisce fin dalle prime inquadrature, bellissima nella sua semplicità – con quel visino alla Taylor Swift – la accompagniamo da studentessa a giovane adulta, passeggiando con lei e accarezzando quasi la sua trasformazione: dalla confessione dello shock del divorzio (comunicatole dal padre mentre guardavano insieme il film “Avatar”), al primo amore non corrisposto (e cari miei, chi ci è passato capisce perfettamente quello che si prova e che si legge nei suoi occhi delusi), alle confidenze con la sua migliore amica Ginger (che è la più destabilizzata dal cambiamento) al distacco dal suo piccolo mondo per via dell’Università, all’autolesionismo, alla forza di reagire, alla voglia di innamorarsi di nuovo, al disagio familiare ed economico, passando per la vita che nel frattempo ti trascina in avanti.

E chissà chi stai diventando, chissà se i tuoi sogni li realizzerai mai, chissà se troverai quello che cerchi, perché senti che stai cambiando e non è solo una questione di hair style – come i suoi capelli che da cortissimi diventano lunghi e blu – ma è la speranza di trovare un proprio piccolo posto nel mondo. NY o Bologna, alla fine ragazze mie…tutto il mondo è paese.

Definito da iD magazine “might be the most honest documentary about teenage girlhood ever”, sono sicura che questo film diventerà un piccolo cult.

Qui il trailer → vimeo.com/161937526

<<Poi, con il tempo, la ferita dell’adolescenza si era rimarginata. I lembi di pelle si erano avvicinati, con movimenti impercettibili ma continui. A ogni nuova abrasione la crosta cedeva, ma poi ostinatamente tornava a formarsi, più scura e spessa. Infine un nuovo strato di pelle, liscio ed elastico, era andato a sostituire quello mancante. Da rossa, la cicatrice era diventata bianca e aveva finito per confondersi con tutte le altre>>

Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi

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