“Atmosphere”, Accademia di Belle Arti di Bologna

…Il racconto di un fashion show poetico ed emozionante, con qualche riflessione meteoropatica sul perché è stato un #eventodanonperdere

<< Ecco l’unica cosa che mi piacerebbe veramente di tenere in pugno, il suono dell’ombra >>

(Alda Merini)

Uno degli spettacoli più suggestivi che abbia mai visto, di sicuro rientra nella mia personale classifica degli eventi più belli dell’anno in città… Potrei cominciare a snocciolare una serie di motivi, che sarebbero tutti più o meno validi, più o meno condivisibili, a secondo dei punti di vista.

David-Guentsch_16.04.14_Atmosphere-Fashionshow_0022-(1)-WBackstage Atmosphere Fashion Show. Foto David Guentsch

Primo fra tutti l’occasione di essere invitati ad una sfilata ACCESSIBILE -pur se con ingresso limitato per comprensibili motivi di logistica- al grande pubblico DAVVERO amante e appassionato di arte e moda, che per una sera si sente un po’come alle tanto agognate Fashion Week milanesi, si sente un po’ ad un evento da Red Carpet, dai, ammettiamolo pure che ci sta… 😉

Una sensazione magica ma che non è facilissimo provare, specialmente quando la moda, così come la intendiamo noi, sembra avere un ruolo marginale o è bistrattata e ingabbiata in eventi/vetrina d’élite praticamente blindati, che ahimè spesso escludono proprio coloro che avrebbero molto da dire e da dare. Invece la moda scalpita e il nostro obiettivo è sempre stato quello di dare la voce al lato POP e non SNOB di questo mondo sfavillante, uno sguardo semplice ma non meno ricercato e attento, che brucia di passione lontano “dalle pose” e lungi dal pavoneggiarsi fine a se stesso.

In Accademia (e qui non mi riferisco solo agli eventi di Fashion Design) al contrario c’è un sentimento di inclusione che si percepisce a pelle ed è molto vivo e sincero

e questo penso sia una nota non secondaria, soprattutto da parte di un’Istituzione storica e prestigiosa, che invece avrebbe tutto il diritto di tirarsela.

Oggi sono in vena di puntualizzare, sarà che sono reduce del tanto blasonato Glamour weekend sul quale sono un po’perplessa, sarà il tempo che mi rende nervosa e pignola… Ancora una volta un cambiamento repentino: non abbiamo finito di entusiasmarci per gli straordinari momenti di caldo e luce brillante degli ultimi giorni, che ci fatto precipitare con foga ai Giardini Margherita, ed ecco oggi arrivare spifferi di vento gelido da non so dove.
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David-Guentsch_16.04-3WBackstage Atmosphere Fashion Show. Foto David Guentsch
Caldo/freddo, luce/ombra, piove e poi smette e poi piove, cielo uggioso che mi fa sentire insoddisfatta e svogliata, ma aspetta…sta spuntando un raggio di sole, si vede in lontananza oltre le nuvole gonfie di ovatta. Devo uscire, ma che mi metto? Sono in crisi.
Su questo dilemma della nostra vita quotidiana hanno lavorato i talentuosi studenti del Corso di Fashion Design trienno: credo proprio di aver bisogno dei loro abiti “atermici, un dresscode per tutte le stagioni e per nessuna in particolare, senza rinunciare ad essere cool.
La loro straordinaria creatività emerge in ogni dettaglio, frutto di un approfondito progetto di ricerca, che ha mixato senza soluzione di continuità arte, tecnologia, scienza, progresso, ambiente e moda: dall’iniziativa dell’International Year of Light 2015 promossa dalle Nazioni Unite, alla Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein (il Centenario è stato celebrato nel 2015), all’invenzione dei LED (premiata nel 2014 dal Nobel per la Fisica), all’icona fashion e attivista per l’ambiente Vivienne Westwood, con la sua collezione Mirror the World, che evidenzia l’urgenza di risolvere i problemi globali più scottanti del momento, quali la difesa dell’ambiente, la questione dei cambiamenti climatici, l’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra.
2--Giorgia-Poppi-wSfilata Atmosphere. Foto Giorgia Poppi

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Sfilata Atmosphere. Foto Alessandro Mazzucchi
7--Giorgia-Poppi-wSfilata Atmosphere. Foto Giorgia Poppi
Materiali eterogenei e sorprendenti, riflettenti ed opachi, pesanti e leggeri. Cappe e mantelli originali e comodi, da indossare e togliere all’occorrenza. Mille riflessi zampillano davanti ai nostri occhi e tessili olografici scompaiono ed emergono dalla penombra, come creature alle quali la luce dà potenza.

<< Light is life >>

Contrasti che si armonizzano con dolcezza, la suggestione che ti avvolge grazie ai colori e ai bagliori, il taglio a vivo che graffia con coraggio. Guerriere Ninja metropolitane (il tipico sanjaku-tenugui evoca a tema la mascherina per lo smog) avanzano fiere insieme ad aristocratiche silhouette in elegante gorgiera, adatta a schermare con classe folate di vento, evitando magari un odioso mal di gola. Acquatiche fate asiatiche si proteggono dalla pioggia, ma galleggiano nel loro habitat, puri fior di loto. Sensazione di freschezza e candore che poi lascia spazio ad un improvviso vento caldo del deserto: a proteggerci ecco il volume di vesti fluttuanti ma regali, che mi ricordano quelle dei Tuareg o di qualche principessa berbera. Una moderna Alice nel Paese delle meraviglie high tech si scatta un selfie in passerella e poi procede in avanscoperta tra i meandri di un mondo che sta cambiando inevitabilmente, un mondo onirico e reale nello stesso tempo, complesso e stratificato.
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Sfilata Atmosphere. Foto Alessandro Mazzucchi
Siamo nella monumentale Aula Magna, ma sembra di essere nella impenetrabile giungla urbana odierna, incontrandone i mille volti profondi, che raccontano storie diverse, che provengono da ogni dove. Ogni sfumatura è enfatizzata da una colonna sonora quasi metafisica, a cura di Mauro Arrighi, docente nel corso di Applicazioni Digitali per le Arti Visive e artista che ha presentato le sue opere in importanti contesti internazionali, tra i quali la Biennale d’Arte e di Architettura di Venezia e l’Ars Electronica Festival di Linz in Austria.
Tra luce e oscurità, si intuisce una sorta di mistero. Così mi sembra davvero di aver sentito per la prima volta il suono dell’ombra.

L’ombra che non può esistere senza la luce. Così intimamente legate l’una all’altra in un’eternadanza.