AURORA, storia e stile della popstar norvegese

Aurora, storia e stile della popstar norvegese che è impossibile non amare.

Nella sezione #BiografilmArt&Music il coinvolgente documentario “Once Aurora”, di Stian Servoss e Benjamin Langeland (Norvegia/2019/70’) su Aurora Aksnes, giovanissimo talento nordico dallo stile unico e dalla personalità incredibile e autentica, che cerca di conciliare l’urgenza di essere se stessa all’emozione bellissima ma destabilizzante di pop star di fama internazionale.

Già da un po’ pensavo di parlarvi di Aurora, cantautrice norvegese dal carisma unico e dalla voce melodiosa che ti trascina in atmosfere oniriche e raffinatissime: nata nel 1996 a Bergen, contea di Hordaland, ad ovest del Paese dei Fiordi e dei boschi, Aurora porta con sé tutto quel fascino arcaico insieme al mistero di un mondo tanto lontano quanto magico.

Fin da piccola si sente diversa: scrive canzoni, ama la solitudine quindi non ama stare in mezzo alla gente e socializzare, si veste in modo strano, risulta molto particolare per così dire. Ad un certo punto si convince che grazie alla musica può comunicare con gli altri e soprattutto trovare un senso alla propria esistenza, un sollievo alle proprie inquietudini e malinconie, così finisce per esibirsi presso il proprio istituto scolastico. Un suo compagno di scuola posta su Facebook, senza neanche chiederle il consenso, il video della sua performance che diviene virale in un batter d’occhio tanto da attirare l’attenzione di un produttore molto lungimirante.

A soli 16 anni Aurora diventa una star del web e a 17 ottiene un contratto con la prestigiosa etichetta britannica Decca Records:  quindi il primo EP Running with the Wolves pubblicato nel 2015, grandissimo successo nonché vincitore dello Spellemannprisen come miglior esordio.

Nel 2016 esce il primo album in studio All My Demons Greeting Me as a Friend elogiato dal New York Times e adorato dai fans mentre nel 2018 dopo un’assenza di circa due anni dal precedente lavoro, abbiamo finalmente Infections of a Different Kind (Step 1) seguito da A Different Kind of Human (Step II), dei quali Aurora cura anche l’artwork. Il film racconta in maniera molto intensa questo passaggio cruciale in cui Aurora diventa una pop star di fama internazionale, consumata dal successo.

Every time I make a song, I lose parts of myself

Trad.: Ogni volta che faccio una canzone, perdo una parte di me stessa

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Segue la sua musica, dando voce alla sua anima ma dovendo scendere a compromessi in qualche modo con le logiche commerciali, affermando con forza la sua identità nel tentativo di non essere risucchiata dal vortice del successo, scatenandosi in danze ipnotiche sul palco, quasi come una contemporanea Loïe Fuller: ma quando le luci si spengono, dietro le quinte, viene inghiottita da un’ombra oscura e malinconica. Al ritmo sincopato della sua musica sperimentale, guardare questo documentario significa abbandonarsi a un viaggio totalizzante in un’anima geniale.

Biondissima ed eterea, a metà tra un elfo e una ninfa dei boschi, dal sound elegante, ipnotico e sperimentale tipico del dreampop, sensibilissima e profonda, arguta e scatenata quanto ritratta nella parte più profonda di se stessa, emerge inevitabilmente rispetto ad una massa standardizzata: di certo è impossibile non pensare alle illustri Björk e Grimes soprattutto nel look, che dagli esordi ad oggi ha subito un’evoluzione notevole verso un’immagine sempre più netta e definita, probabilmente in concomitanza con il processo dell’affermazione della propria identità anche come artista e come essere umano. 

Sostenuta nella scelta accuratissima ed originale dei capi dalle sue due sorelle, Viktoria Aksnes & Miranda Aksnes, che si occupano del suo styling/wardrobe, Aurora viaggia in un suo universo unconventional, tra folk nordico, ricami e ispirazioni orientali da geisha contemporanea (ama molto i kimono), acconciatura e pelliccia in stile vichingo da vera guerriera, richiami tribali, fantasy e pop sapientemente miscelati, nuvole di tulle colorato più fiabesco che romantico, decorazioni floreali come legame inestinguibile con quella natura maestosa e sconfinata che le ha dato i natali, sovrapposizioni visionarie inaspettate che la rendono a pieno titolo una fashion icon.

Aurora indossa in questo scatto un collarino by FÅRIKÅL. NORWEGIAN FISH LEATHER, collezione di accessori che si ispira proprio all’identità norvegese fatta a mano, insegnata dalle nonne e realizzata dalla sorella @viktoriaaksnes

E per vederla in azione, qui il video di The River:

Come canta Aurora in questo pezzo: “Don’t forget who you are even though you are hurt ” (Non dimenticare chi sei, anche se sei ferito).

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Prossima proiezione del documentario “Once Aurora”:

Cinema Europa, Bologna
Lunedì 10 giugno 2019
Ore 20:00

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Photo credits:@iamAURORA

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