Cosa si impara dai Classici di Hollywood?

A causa dell’influenza che, spietata, mi ha colpito questo inverno come potevo passare il tempo? A parte curarmi, quando sono passata alla seconda fase della guarigione, ecco che a mente lucida potevo affrontare le mille difficoltà della jungla casalinga fino ad accendere il computer e scegliere – finalmente – un film da vedere.

Quindi mi sono vista diversi film d’epoca sempre molto belli e da ognuno ho appreso un piccolo insegnamento sull’eleganza, sull’amicizia e sull’amore, oltre ad ammirare la spettacolarità e l’algida raffinatezza della Hollywood degli Anni d’Oro. Eccoli:


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1) “Come sposare un milionario” (How to marry a millionaire, 1953).

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Film a mio avviso delizioso, è una commedia romantica del regista Jean Negulesco con un cast notevole. Girato tra gli Studios e in location (New York), presenta diverse situazioni divertenti con tre grandi attrici protagoniste: Lauren Bacall (bellissima, composta, elegantissima, qui in una delle sue migliori interpretazioni), Marilyn Monroe (qui mostra il suo talento di attrice da commedia brillante e sempre molto posata) e “Betty” Grable (la dumb-blond molto famosa all’epoca, più di Marilyn che si stava facendo conoscere al grande pubblico). 

Il titolo è già abbastanza esplicativo sulla trama e vi dico che vale la pena vederlo sia per le scenografie che per gli abiti (creati da Tranvilla): cito infatti la Overture eseguita da una orchestra sinfonica vera con musiche composte da Alfred Newman, le scene faraoniche che Pola sogna e il momento in cui uno dei pretendenti della Shatze si presenta all’atelier dove le tre ragazze lavorano come indossatrici e chiede di vedere degli abiti. Ecco un piccolo defilé primavera-estate anni Cinquanta. Fantastico!

Cosa ho imparato: qui una regola d’oro che secondo me vale anche al giorno d’oggi, con tutto il mio estremo cinismo, ossia se vuoi trovare un uomo ricco dove pensi di trovarlo? In una cena esclusiva o in una birreria? Altra regola da annotare: prima di chiudere un affare verifica la fonte. Ma alla fine si sa, vince sempre e comunque l’amore, che ci siano di mezzo i soldi o meno. 

Un altro messaggio importante: anche l’amicizia conta sempre, soprattutto la sorellanza. Shatze infatti aspetta le due amiche – scomparse per andare a caccia del milionario da sposare – per tutto il giorno del suo matrimonio che si terrà con il ricco e maturo J.D.Hanley. Gossip: nota è la battuta della Bacall sulla differenza d’età tra lei e il maturo sposo, citando Humphrey Bogart, nonché suo marito nella vita reale. Insomma, nonostante le critichi alla fine Shatze vuole la miope Pola e la svampita Marzo al suo fianco. Vi sveliamo che alla fine Shatze non si sposa e J.D. Hanley risponde con una sacrosanta verità:

<<questo è uno dei pochi vantaggi dell’età: le delusioni diventano ordinaria amministrazione>>

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La chicca: mettersi una goccia di profumo all’attaccatura dei capelli, come Lauren Bacall.

La massima:

Shatze: <<Bel contributo davvero in un affare di milioni di dollari… 25 centesimi!>>
Pola (riferita a Marzo): <<Forse è vero… ma cosa non fa lei con 25 centesimi!>> 

Tom Brookman: <<Lei crede davvero che avere i soldi automaticamente porti la felicità?>>
Shatze:

<<No, però nemmeno che automaticamente mi deprima>>

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2) “Gli uomini preferiscono le bionde” (Gentlemen prefer blondes, 1953).

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Grande classico firmato Howard Hawks, ammetto la mia mancanza: è un film di cui si conosce le scene più famose (entrate ormai nell’immaginario collettivo) ma mai visto per intero. Questa è stata l’occasione giusta.

Siamo sempre nel ’53: sono gli anni in cui l’economia americana ha il boom e non si risparmia sulla produzione dei film di genere, sui cachet delle attrici e attori-divi oltre ad avere i mezzi più moderni per fare cinema in competizione con l’arrivo della televisione. E questo film lo dimostra. Incentrato su due delle più famose attrici pin up e sex symbol del cinema hollywoodiano, la mora e procace Jane Russell/Dorothy, e la biondissima Marilyn Monroe/Lorelei, gli abiti sono firmati dal costumista William Tranvilla, il tutto supportato da leggendarie coreografieDue attici, due bellezze e due caratteri distinti: un duo pazzesco, che ha dato molto successo al film.

La storia si svolge tra i camerini delle ballerine, a bordo di una nave e a Parigi. I cambi di abiti non si risparmiano, ovviamente. E’ da vedere già solo per il balletto di apertura del duo in splendidi abiti rossi come la scena di Marilyn in abito rosa che indossa durante un suo spettacolo. Scena iconica più volte citata nel tempo. Questa commedia brillante con divertenti intrecci, si risolve con il matrimonio delle protagoniste con i rispettivi amanti. Anche se vi ho già detto il finale, vale sempre vederlo. Giuro!

Anche qui troviamo ricconi, diamanti, pretendenti e l’importanza dell’amicizia al femminile. Marilyn si conferma smagliante anche se la fanno parlare come un’analfabeta e usa l’intelligenza solo quando serve, mentre i maschi sembrano tutti un po’ lessi. Ma Lorelei, attratta dalla ricchezza, sa come gestirli mentre Dorothy, più pragmatica, si innamora di un bel moro che si rivelerà un detective.

Memorabile la canzone “Diamonds Are a Girl’s Best Friend” interpretata dalla stupenda Monroe.

La chicca: parlando di cose serie, date un occhio alle unghie smaltate della Russell. Perfette!

La massima:

Lorelei: <<Non vorrai mica finire per sposarti senza amore?>>
Dorothy: <<Io senza amore?>>

Lorelei:

<<Sicuro! Se una ragazza passa tutto il suo tempo a preoccuparsi dei soldi che non ha, come le resta il tempo per essere innamorata?>>

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3) “Quando la moglie è in vacanza” (The seven years itch, 1955).

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Altro super classicone divertente diretto da Billy Wilder, con costumi curati sempre dal mitico Tranvilla. A colori, si svolge per lo più nell’appartamento del protagonista, l’attore Tom Ewell, che si rivela perfetto per il ruolo. Interpreta infatti Richard, un uomo non particolarmente avvenente e fisicato ma simpatico che vola spesso con la fantasia. E’ sposato da sette anni e ha un figlio, insomma è il marito ideale medio americano. La moglie parte con il figlioletto per le vacanze estive e lascia il marito da solo in città per lavoro nonché momento fantastico per tutti gli ammogliati per svagarsi visto che sono liberi da ogni compito famigliare e dovere paterno. Ecco quindi la “crisi del settimo anno” come da titolo.

Lui è fedelissimo ma da qui partono tutti i suoi viaggi mentali di come in realtà non abbia fatto altro che rifiutare la corte spietata di splendide donne! finché non fa la conoscenza della sua vicina di casa a causa di un piccolo incidente domestico. La vicina di casa è -ma guarda un po’- una formosa e sempre-più-platino Marilyn Monroe. Da lì, colpito dalla sua avvenenza, il maritino non fa altro che continuare a sognare e a combinarne di ogni. Marilyn si mostra in tutto il suo malizioso splendore e tiene perfettamente il ritmo della commedia. Insomma un duo che funziona!

Ricordiamo che è questo il film della scena SUPER ICONICA in cui all’uscita di un cinema, la bianca gonna di Marilyn Monroe su una griglia di aerazione, viene sollevata da un soffio d’aria. Per ben due volte!

I due vicini stringono sempre più amicizia ma ad un certo punto, a Richard viene il flash di raggiungere la moglie, andando in paranoia sui tradimenti ossia come il pensiero ha sfiorato lui, potrebbe sfiorare anche la mogliettina??

Cosa si impara: finisce che non succede niente ma… chissà cosa sarebbe stato SE. Fidarsi è bene ma alle volte meglio seguire il proprio istinto!

La chicca: provare le patatine con lo champagne e tenere la lingerie in frigorifero nei momenti di maggiore calura.

La massima:

La vicina di casa a Richard: <<Lei e la sua immaginazione! Le ragazze le fa tutte sceme? Crede che se una va ad una festa e vede un tale, uno di quei “Marcantoni” con il gilet fantasia che caracollano come stalloni, con lo sguardo “sono tanto bello, chi mi resiste donne?!” bèh?! Lei crede che una debba cascare ai suoi piedi? Ma neanche per sogno! Glielo dico io!.. C’è anche un altro tale nella sala: incollato ad un angolo, forse un po’ nervoso, impacciato, gli sudano le mani.. Da principio non lo degni, ma poi non so.. Senti che è buono, caro, delicato. Ti fa tanta tenerezza e dolcezza.. Questo sì che ti stende!>>

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4) “Eva contro Eva” (All about Eve, 1950).

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E qui arriviamo alla mia commedia preferita. L’ho vista poche volte solo perché  in streaming non è subito reperibile, ma è stato amore a prima vista. Regia di Joseph L.Mankiewicz, con costumi dei protagonisti curati da Edith Head, è girato per lo più in interni ed è in bianco e nero hollywoodiano. Adoro.

Fu nominato a ben 14 premi Oscar, vincendone sei.

Storia più che mai attuale e con i migliori dialoghi, mostra come le persone possono essere prevaricatrici ed approfittatrici. Qui siamo nell’ambiente del teatro, ambiente difficile e competitivo, con una protagonista top: Bette Davis (che fu nominata agli Oscar nel ’51) che impersona Margo, famosa diva di Broadway sui quarant’anni all’apice della sua carriera, il cui successo viene messo in discussione dall’arrivo di una giovane attrice, Eva appunto. Psss! notare come si veste quest’ultima: molto basso profilo.

Questa si presenta come una dolce fan premurosa e gentile, tanto da essere assunta come segretaria, ma si dimostrerà falsa e le soffierà il ruolo. Intorno  ci sono tutti i “giochetti” della giovane, gli amici di Margo e il suo amante Bill.  Eva è proprio una gattamorta.  E alla fine  riceve il suo tanto agognato premio, ottenendo il suo scopo. Ma ecco che arriva una studentessa nella camera d’albergo di Eva e subito mostra il suo intento di diventare una nuova stella del teatro, iniziando ad elogiarla come lei a suo tempo aveva fatto con Margo. Altro biglietto, altro giro. A discapito di tutto.

Cosa si impara: che gli amici veri sono veramente pochi e che l’amore, se c’è davvero stima e rispetto, alla fine prevale (anche dopo una litigata come quella che hanno Bette/Margo e Gary Marill/Bill – Gary si innamora veramente di Bette Davis durante le riprese del film! -). Breve ma intensa la scena a casa di Margo, quando apprende dai giornali la notizia che la nuova attrice, Eva, la denigra. Lui, Bill, arriva e lei finalmente (una sorta di bisbetica indomata dalle battute sarcastiche e sempre con l’ultima parola, come si fa a non amarla) mostra la sua fragilità e scoppia in lacrime. Lui l’abbraccia e le dice che sistemerà tutto. Che scena! Chi non vorrebbe qualcuno (parlo di noi single) che ogni tanto ti dice: “non ti preoccupare, ci penso io”?

Altra cosa che si impara: attenzione alle gattemorte-finte-amiche che vogliono qualcosa a tuo discapito e alle lusinghe facili. Solo che non tutti sono così diffidenti (in certi casi per fortuna) e si crede sempre nel bene del prossimo.

Ah, dimenticavo, compare qui una giovane e promettente Marilyn Monroe.

La chicca: Quando sei in pace con il tuo lui – dandoti fiducia – quindi con il mondo  non ci sono gattemorte che tengano.

La massima:

Margo:

<<Ammetto di aver visto giorni migliori, ma sono ancora lontana dal cedere per un cocktail!!!>>

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5) “La Gatta sul tetto che scotta” (Cat on a Hot Tin Roof, 1958).

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Altro filmone con altro duo di attori niente male: i belloni della Golden Age ossia Paul Newman ed Elizabeth Taylor. Una grande coppia dagli occhi magnetici che, grazie alla pellicola a colori, vengono evidenziati ancora di più. Come dire, sguardi che ti stendono.

Tratto da un dramma teatrale di Tennessee Williams, il film, diretto da Richard Brooks, si svolge in interni e con protagonisti appunto Paul Newman/Brick e la moglie Liz/Maggie, la “super gattona mora” (le sue sopracciglia sono le antesignane di quelle di Cara Delevingne), la famiglia di Brick, più altri personaggi di contorno.

Il dramma inizia con Brick, ubriaco, che si mette a saltare gli ostacoli e cadendo si rompe una gamba. Stacco di scena e ci troviamo in un interno, in estate (per la precisione in un residence estivo nel Mississipi) e da qui partono tutte le varie problematiche tra Brick, Maggie and family.

Non fai altro che fissare Paul Newman per tutto il film. Vi ho avvisato!

Unica piccolissima pecca che poi viene spiegata: la tragedia che vive Brick dopo la morte del suo migliore amico Skipper, che lo avrebbe portato all’alcolismo e al non desiderare più la bellissima moglie, è forse fin troppo esagerata. Il tutto viene spiegato con il fatto che Brick credeva ci fosse stata una tresca tra la “gattissima” e Skipper. Da qui l’odio di non volerla più: non riesce proprio a farsi una ragione del suicidio del suo grande amico. Anche se ci sono altre versioni che spiegherebbero perché questa grande avversione – ma non è ora momento – Liz si mostra molto intensa: Maggie La Gatta soffre ma difende fino alla fine il suo amato Brick.

Cosa si impara: La Taylor qui è magnifica e riesce ad essere la partner giusta di un bello come Paul Newman, all’epoca già fidanzato con l’attrice Joanne Woodward. Grande si rivela anche il padre Harvey “Big Daddy”, rude ma che dice la verità:

<<Una sola cosa non puoi comprare, né in Europa né in nessun altro posto: la vita, una volta finita, non la puoi ricomprare>>

Dopo tanta attesa finalmente il dramma si chiarisce e finalmente il bel Brick bacia e abbraccia Maggie di bianco vestita  – l’abito che ebbe grandissimo successo nelle vendite, era stato disegnato dalla costumista Helen Rose – e lanciando un cuscino sul letto si conclude la storia con mia grande sospirata gioia! E poi dicono che i film d’epoca non ti tengono incollata al divano.

La chicca: sarebbero da riscoprire i collant con le giarrettiere e sono imperdibili gli attimi sfuggenti di un Newman a torso nudo, se non lo avevate capito 😉

Consiglio di stile: se sei mora, vestiti di bianco che ti risalta!

La massima:

Maggie: <<Grazie di avermi aiutata e di avermi sostenuta nella mia bugia>>
Brick: <<È finita con le bugie e i bugiardi, in questa casa. Chiudi a chiave>>

FINE

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