E’ solo la fine del mondo. Xavier Dolan

Nel 2009, a soli vent’anni scrive, dirige, produce e recita in “J’ai tué ma mère”, presentato con enorme successo alla Quinzaine di Cannes, dove ottiene numerosi riconoscimenti e viene scelto per rappresentare il Canada come Miglior Film Straniero agli Oscar 2010; un anno dopo come attore, produttore, costumista direttore artistico e regista presenta sempre a Cannes -ma nella sezione Un Certain Regard- Les Amours imaginaires; nel 2011 inizia a lavorare a Laurence Anyways, in cui racconta le vicende amorose di un transgender e sua moglie, opera presentata al Festival di Cannes  2012, scatenando ancora una volta la reazione entusiasta della critica internazionale.

L’anno successivo è la volta di “Tom à la ferme”, con parentesi stavolta alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia, dove vince il premio Fipresci. Il 2014 è l’anno di Mommy”, che vince il Premio della Giuria a Cannes.

Dal 7 dicembre 2016 in sala arriva la sua ultima fatica “E’ solo la fine del mondo”, ovviamente vincitore del Grand Prix della Giuria a Cannes 2016  e candidato dal Canada agli Oscar per il Miglior Film Straniero.

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Tratto dall’omonimo testo teatrale del 1990 di Jean Luc Lagarce (attore, regista e drammaturgo francese –per la precisione il più rappresentato tra gli autori contemporanei- scomparso nel 1995 per Aids), il film racconta la storia di Louis, un giovane scrittore di successo, che da tempo ha lasciato la sua casa di origine per vivere a pieno la propria vita e che ora torna a trovare la sua famiglia per comunicare una notizia importante. Ad accoglierlo il grande amore di sua madre e dei suoi fratelli, ma anche le stesse dinamiche nevrotiche che lo avevano allontanato dodici anni prima. Un crescendo di emozioni raccontate da un cast di altissimo livello, da Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, a Léa Seydoux, Vincent Cassel e Marion Cotillard.

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<<Eravamo nel 2010 o nel 2011, non ricordo. Qualche tempo dopo J’ai tué ma mère, ero andato a trovare Anne Dorval ed ero seduto nella sua cucina, dove ci ritrovavamo sempre per parlare, raccontare, guardare delle foto o anche, spesso, per stare in silenzio. Quella volta mi aveva parlato di una pièce straordinaria che aveva avuto il piacere di interpretare intorno al 2000. Mai, mi raccontava, le era capitato di dire o di interpretare delle cose scritte e pensate in quel modo, espresse in una lingua così fortemente particolare. Era convinta che dovessi leggere assolutamente quel testo, conservato nel suo ufficio, con tutte le annotazioni da lei scritte dieci anni prima: annotazioni sull’interpretazione, sulle posizioni in scena e altri dettagli scritti al margine dei fogli.

<<Così mi sono portato a casa quel fascicolo imponente (….) E purtroppo non ne sono rimasto affascinato, come Anne immaginava.. Così ho messo Juste la fin du monde da parte, e con Anne non ne abbiamo più parlato>>

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<<Quattro anni dopo, finito Mommy, mi è tornato in mente quel testo con la copertina blu, allineato nella libreria del salone, sullo scaffale più alto. Il formato era così grande che superava di molto gli altri libri e documenti tra i quali era infilato, alzava la testa, come se sapesse di non poter essere dimenticato a lungo. Quell’estate ho riletto – o, per meglio dire, ho letto davvero- Juste la fin du monde. Più o meno a pagina 6 ho capito che sarebbe stato il mio prossimo film. Il mio primo in età adulta. Finalmente ne capivo il testo, le emozioni, i silenzi, le esitazioni, l’irrequietezza, le inquietanti imperfezioni dei personaggi descritti da Jean-Luc Lagarce. A discolpa della pièce, non credo che all’epoca mi fossi impegnato a leggerla seriamente. A mia discolpa, credo che se anche ci avessi provato, non sarei riuscito a capirla>>

<<Il tempo sistema le cose. Anne, come sempre o quasi, aveva ragione>>

                                                                            ( Xavier Dolan,  dalle Note di Regia)