Moda e cinema: I migliori look da 4 film cult anni 2000

Per “Moda e cinema” eccoci con un’altra serie di titoli cult da vedere o rivedere. Qui i migliori look dagli anni 2000 in poi:

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“Sliding Doors” (1998)

Ebbene, siamo alla fine. Fine anni Novanta. Questo è il film più anni Novanta di tutti i film anni Novanta.

Quante volte ho detto novanta?

Diretto da Peter Howitt, film noto anche ai muri, non scriverò più del dovuto, promesso.

Dunque è una meritevole commedia con la “bellezza equina britannica” (cit.) Gwyneth Paltrow in coppia con un indeciso John Lynch nella prima vita e con un vivace John Hannan nella seconda.

Piccola parentesi: Gwinetta (o Goop, suo nomignolo) è nella mia personale lista delle “Meno Simpatiche di Hollywood” ma sono una persona ragionevole quindi anche se alla fine, grazie alla sua mono espressione, ha retto tutto il film, la preferisco comunque nel “I Tenenbaum” (2001) in cui era davvero nel suo. Margot Tenenbaum è stato il miglior personaggio che abbia interpretato in uno dei migliori film di Wes Anderson. Ecco l’ho detto.

Una delle migliori foto di famiglia e in quanto a look vintage anni ’70 rivisitato non scherziamo. Grazie Wes, sei un mito. Anche Alessandro Michele ringrazia.

Tornando a noi, in Sliding Doors la Paltrow è Helen, Pr di uno studio di grossi eventi (un clichè. Vi avevo detto che è il film più rappresentativo degli anni Novanta, no?) che viene licenziata e ovviamente in quel giorno tutto va storto, infatti  perde pure la metro. Ti capiamo benissimo Gwyn! Poi rivediamo la scena e nella seconda volta invece riesce a prendere la metro. Ecco che inizia la storia sdoppiata. O meglio: le due storie del destino di una sola persona in due universi paralleli come le porte scorrevoli, da titolo.

Film gradevole e leggero scandito da buoni cambi di scena sulle due vite della protagonista – grazie ad un buon montaggio (nella post produzione ci mise mano Sydney Pollack, tanto per dire) –  e dalle battute brillanti e ironiche, ha un suo motivo per essere ricordato: perché tratta proprio del Destino, della famosa eterna domanda aperta “cosa sarebbe successo se…”.

Ossia quando gli imprevisti cambiano il corso degli eventi: un argomento che ci ha sempre affascinati, anche per capire a posteriori il senso delle  nostre scelte, a volte cause e/o conseguenze di ritardi o di anticipi

Il film è caratterizzato dai cambi look della protagonista vista nelle due vite. Da Pr rampante in cappotto lungo total black, nella seconda versione cambia taglio e colore capelli, che sappiamo benissimo è la prima cosa che fai se vuoi cambiare stile, umore e dare una nuova spinta alla tua vita (taglio e colore che ebbero un notevole successo), e riscopre una nuova sé accanto a John dagli occhi azzurri. Nella prima versione, rimane la stessa ma prima o poi un cambiamento avverrà! E finiremo per citare i Monty Python (a quanto pare molto amati dal regista).

Il famosissimo taglio di capelli con meches blondissimi (pixie crop) che piacque tanto anche a LUI (1997). Variante del taglio di capelli che si fece fare nel film “Sliding Doors” e che mantenne.

E qui entrano in scena i look. Come vi ho promesso vi lascio con  una bella carrellata di immagini.

“Spara cazzate, spara cazzate!” disse la Gwinetta Pr. Qui in total black come una vera donna in carriera. Licenziata.

Eccola alla Premiere del film. Ditemi se non era fantastica in questo periodo! Gwyneth Paltrow, Jeanne Tripplehorn and John Hannah (Photo by Ke.Mazur/WireImage)

 

Fuori dal film ma stesso look. Che vi devo dire, adoro la moda di quei anni, qui tanto upperclass americana: minimal e dai colori basic. Uno stile discreto che forse oggi bisogna riscoprire.

Breve parentesi: ricordiamo che a distanza di un anno, quindi a fine decennio, esce uno dei miglior film (patinati) che meglio ha rappresentato quel periodo in decadenza. Un vero cult, ossia “American Beauty” di Sam Mendes.

Thora Birch e Mena Suvari insieme per le foto promozionali dopo l’uscita di “American Beauty”. Una foto per la stampa, cheeers.

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“Il Giardino delle Vergini Suicide” (The Virgin Suicides, 2000)

E ora un film con la F maiuscola: grande capolavoro della figlia d’arte preferita di Hollywood, Sofia Coppola, che con questo suo primo lungometraggio ha segnato una nuova generazione perché ha aperto un mondo sublime e onirico che tutt’oggi ispira artisti, dal cinema all’arte, dalla fotografia alla moda (vedi Cécile Hoodie).

Insomma entra a piede teso nei cult e sapete voi meglio di me, i motivi.

Tralasciando la storia, che anche i sassi conoscono e che è tratta dal celebre romanzo di Jeffrey Eugenides, a sua volta ispirata ad un fatto di cronaca vera, ci focalizziamo sulle mode di quegli anni, ossia i mitici anni ’70.

Il film inoltre, ha una fotografia notevole che bene fa capire le atmosfere rarefatte dal sapore dolce-amaro e nostalgico che ripercorre il diario segreto e il mondo fantastico della sorella più piccola della famiglia, Cecilia Lisbon.

L’estetica degli still life curati con luci sempre soffuse del film hanno ispirato molti fotografi e fashion blogger. Queste immagini hanno pure una palette colori Pantone a loro dedicate, per la raccolta “Movie color palette” che impazzano sui portali social.

La cosa interessante è che la storia viene raccontata da ragazzi allora adolescenti, quindi da un punto di vista maschile trasognato che si mescola con lo sguardo fermo e intimo di Sofia Coppola. Amo.

Ecco quindi una continua rappresentazione del delicato mondo adolescenziale interiore delle cinque sorelle che si conclude in tragedia; e anche qui gli abiti sono anche loro degni protagonisti perché oltre a rappresentare gli anni ’70, rappresentano lo stile di vita che le ragazze conducevano.

Fantastica è la scena del party in costume che si tiene in quella estate malata del ’74, cui tema era l’asfissia (c’è un parallelismo tra la vita reclusa delle ragazze e gli alberi del quartiere che si ammalano).

Gli invitati, tra cui anche i ragazzini che immaginano quelle vite lontane e misteriose delle ragazze Lisbon, indossano maschere antigas tempestate di swarovski, i cocktail sono di un verde radioattivo serviti insieme ad un buffet verde tone su tone. Un bellissimo lavoro di ricerca della costumista Nancy Stainer.

Infine menzione speciale alla colonna sonora curata dal gruppo elettro-soft Air. Un film che per me rimarrà IL film di Sofia Coppola.

Breve parentesi: questo film, sia per la bellissima fotografia che per le atmosfere rarefatte e soffocanti – rimando che non si può evitare – possiamo dire, è a pari livello dell’altro cult: l’intoccabile e metafisico “Picnic a Hanging Rock” del ’75. Film che guarda caso Sofia Coppola apprezza molto.

Anne Louise Lambert, la botticelliana Miranda in “Picnic a Hanging Rock” del ’75, sarebbe potuta essere la musa perfetta di una certa Sofia Coppola.

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“Espiazione” (Atonement, 2007)

Iniziamo dalle cose serie: film che ho visto tardi (ma oggi grazie allo streaming fai presto a recuperare) è entrato nella classifica americana dei “Migliori film del 2007” e grazie a certe scene, è entrato anche nella nostra lista “i preferiti”.

Con un cast ben assortito che ha lavorato molto sui personaggi e con una attenta fotografia (c’è pure un gran lavoro di post produzione) possiamo dire che dopo 12 anni è ancora un film da vedere.

Tratto da un romanzo di successo di Ian McEwan, è stato diretto da un giovane regista Joe Wright e abbiamo come protagonisti una bellissima e sempre magra Keira Knightley che fa coppia con un ottimo James McAvoy. Quest’ultimo confessò che fece molta fatica a essere come il protagonista Robbie, <<buono e angelico>>. Capito il James?

Storia drammatica raccontata da Briony Taller in anni odierni, scrittrice interpretata da Vanessa Redgrave, si svolge in flashback nell’Inghilterra degli anni ’30 durante un’estate trascorsa in una villa gotica nell’affascinante campagna inglese dove la stessa Briony, bimbetta, trascorre le vacanze.

La Briory bimbetta è la talentuosa Saoirse Ronan (che vedremo più grande in un altro bel film) e qui scopriamo che lei prova un sentimento di infatuazione per il giovane figlio della governante, Robbie (James McAvoy) il quale a sua volta è innamorato, corrisposto in segreto, della sorella maggiore di Briory, Cecilia (Keira la magra).

Ora passiamo alla scena che più ci interessa: quella dell’abito verde. Ebbene sì, il vestito ha alzato l’interesse per il film. Abito lungo dalle sottili spalline e scollato sulla schiena, che Keira indossa per una cena elegante in villa. Prima di andare in sala, succede che i due giovani innamorati si trovano in biblioteca ma… ma saranno sorpresi dalla piccola Briony. Lascio a voi immaginare. Anzi sarà Briony a immaginare.

Da qui, con un susseguirsi di vicende e colpi di scena che non vi anticipiamo, a causa della sua fervida immaginazione intrisa ad una buona dose di gelosia, la Briony bimbetta combina un gran brutto danno.

Abito in raso di seta, di un bellissimo punto di verde smeraldo – colore non facile tanto che in poche se lo possono permettere o forse sta bene a tutte, ancora non lo abbiamo capito – è stato disegnato dalla costumista Jacqueline Durran, ispirandosi alla moda degli anni ’30 in particolare ai drappeggi della couturier Jeanne Paquin, come si nota dai dettagli. Primo tra tutti la sensualissima e profonda scollatura sulla schiena nuda. Il capo ormai iconico e definito da InStyle “l’abito migliore di tutti i tempi” è stato inoltre abbinato a scarpe dorate Bally e gioielli Chanel.

Una elegante cena senza tensioni sotto il tavolo (si proprio). Una delle più belle scene del film. Bravissimi i due.

Si dice che sia stato scelto il colore verde per rappresentare l’invidia che la piccola Briony provava nei confronti di sua sorella Cecilia e anche come simbolo di tentazione, altro soggetto della storia. Oltre a essere considerato un colore aristocratico e simbolo di agiatezza. Un colore vibrante che forse oggi anche la nostra Meghan Markle, attenta alle uscite ufficiali, piacerebbe.

«Noi volevamo che il look fosse autentico, ma avesse freschezza, per essere apprezzato da un occhio moderno. Sono molto contenta che si sia trovato un compromesso. Questo è ciò che stavamo cercando di fare con quell’abito.»

(Jaqueline Durran)

Ah, il vestito – delicatissimo, tanto che furono realizzate più gonne e corsetti per girare la scena hot – ebbe un tale successo, che perfino i colossi del fast fashion, Zara e Asos, ne proposero uno simile qualche anno dopo. 

Anche le ambientazioni sono bellissime: dagli interni della villa (una arte decorativa floreale che trovi anche sui migliori siti web di arredamento d’interni), alle riprese dei prati inglesi – la villa vittoriana esiste! il film è stato girato a Stokesay Court nello Shropshiree – alle scene di guerra. E qui entrano gli abiti, uno più bello dell’altro, a partire da quelli che indossa Juno Temple (Lola, la riccia rossa), ai completi maschili tra cui quello di Benedict Cumberbatch (Juno farà un complimento alle scarpe stringate all’ultima moda di Benedict tra l’altro) a quelli che indossa Keira, oltre a quello verde, come nella scena della fontana.

Eleganza tutta inglese a non finire. Adoro.

La scusa della sigaretta è una vecchia mossa che funzionerà sempre.

Lola, la rossa riccia. Bellissima.

Non so perché ma il tweed indossato mi ha sempre affascinata. Come insegna pure la regina d’Inghilterra.

Quello che adoro di questi film in costume, è il portamento, la compostezza e la cura che si aveva nell’indossare gli abiti da giorno e da sera fino alla pettinatura e agli accessori. Colletti inamidati, scollature non sfacciate e tessuti di qualità che raccontavano una vita.

Uno stile che si rifletteva anche nei comportamenti. Cosa che ultimamente si è perso per strada.

Qui Keira Knightley è la mia Julia Roberts, con la sua spigolosità è bellezza e sensualità pura e moderna. Vedi la scena dello specchio. Da ammirare.

Ma non è la pubblicità di Chanel?

Concludo con una delle scene più intense – e più difficili da recitare, a detta loro – tra Keira e James. No, non è quella del vestito verde.

“Se si fosse trattato dei tempi moderni, avrebbero potuto dirsi tutto quello che sentivano l’uno per l’altra, direttamente. Sarebbe semplicemente uscito fuori e sarebbe stato melodrammatico. Ma non possono trovare le parole e non possono parlarsi. All’improvviso tutto il tempo in cui sono stati separati e si sono scritti e si sono aspettati, tutto questo piomba fra di loro. Improvvisamente capiscono di non sapere più chi sono l’uno per l’altra. E’ stata la mia scena preferita.”

(Keira knightley – fonte: www.telefilm-central.org)

Mostra Cinematografica di Venezia (2007): ecco il cast. Direi che l’eleganza non è la stessa del film. E’ andata bellamente in cantina. Ma li perdoniamo, no?

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“Brooklin” (2015)

Ho visto da poco questo delizioso film. Si svolge negli anni delle grandi emigrazioni dell’Europa alla Grande Mela, ma visto l’argomento possiamo dire che è ancora attuale.

Anche qui oltre alla bella ricerca di costumi d’epoca, anche la fotografia,di Yves Bélanger, è un linguaggio visivo per esprimere il mondo che vive la protagonista, i suoi turbamenti e la sua crescita personale. Vi dico che la moda è quella degli anni ’50, ma ci sono dei capi che puoi trovare benissimo anche oggi nelle boutique o nei mercatini vintage. 

La protagonista si chiama Eilis Lacey, una ragazza irlandese, impersonata dalla espressiva bellezza nordica Saoirse Ronan, diretta dall’irlandese John Crowley. La storia è tratta dal romanzo di Colm Tóibín, anche lui irlandese, è stato sceneggiato dal famosissimo Nick Hornby e una parte del film è stato girato nella città natale dello scrittore, a Enniscorthy, in Irlanda. Più fedele di così!

Storia di un’epoca passata ma che ci fa rivivere momenti che forse tutti abbiamo passato e per questo moderna: dal trasferimento in una nuova città, se non Stato, al dover trovare un posto nella nuova società nonostante l’iniziale timidezza, allo scoprire le gioie della gioventù e dell’indipendenza- vedi alla voce nuovi incontri – fino alla decisione di scegliere l’amore giusto per noi. Infatti Eilis si troverà di ritorno nel suo Paese per stare vicino alla madre e in seguito a dover scegliere se tornare dal suo primo amore che l’aspetta in America o approfondire un’amicizia affettuosa nata in Irlanda. A voi a scoprire il finale.

E ora passiamo ai vestiti indossati dalla protagonista, che cambiano insieme a lei e diventano più luminosi e stilosi man mano che la Nostra compie la sua formazione, diventando più consapevole, indipendente e sicura: carina è la scena del suo viaggio in nave dove incontra una bionda vivace che le dà la prima lezione di vita per passare la dogana senza ansie: regola n.1: stai calma e sorridi. Il nostro “keep calm” odierno, insomma.

E da qui gli abiti: gonne a ruota, camicette chiuse fino all’ultimo bottone, twin-set, abiti a pois, collane a girocollo con perle, guantini, capellini da giorno e cinturine che strizzano la vita sottile, borsette rigide a mano e occhialino – ovviamente – con montatura da gatta che ci piace tanto. In questo caso la moda, il vestirsi e la frivolezza non è altro che l’affermazione della propria identità, comunicare <<il proprio senso di appartenenza a quel nuovo mondo, a quella nuova vita>>(www.cineforum.it/recensione/Brooklyn_di_John_Crowley)

Emblematica è anche la scena del costume da bagno (intero ovviamente) dove la protagonista scopre per la prima volta che il costume lo si deve indossare sotto i vestiti prima di andare in spiaggia, quindi quando torna in Irlanda (dove il bagno lo fanno ogni morte di papa) lei ha già il costume sotto le vesti mentre i suoi amici devono fare le manovre per infilarselo coperti da un telo da mare. Cosa si impara.

Belle anche le scene centrali del film, come quando Eilis, affittuaria in una casa di sole ragazze gestita da una signora perbene e molto credente, si ritrova per cena insieme alle altre coinquiline: fanno due chiacchiere e tra risatine, frecciatine, prese in giro e occhiate d’intesa, parlano di moda, ragazzi e svaghi con i commenti acidi della padrona di casa. O quando la titolare del magazzino dove lavora, si accorge del cambiamento di Eilis ed esclama con sorpresa che sembra diversa, un’altra persona. Insomma le si apre un mondo.

Gli abiti, per le amanti degli anni ’50, sono stati curati dalla costumista Odile Dicks-Mireaux che ha rivelato sono quasi tutti modelli e accessori che ha cercato in negozi vintage, e quindi anche ora sono reperibili (se volete acquistare un abito simile). Come il famoso abito giallo, acquistato in una boutique vintage a Montreal. Vi lascio dunque con queste bellissime foto del film. 

Saoirse Ronan as “Eilis” in BROOKLYN. Photo by Kerry Brown. © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

Un’altra scena che adoro e altra lezione (di vita): se vuoi piacere a un Italiano, la pasta devi saper mangiare senza schizzare il sugo sui muri.

Quando si diceva: vestiti a festa per la domenica.

 

Jane Brennan as “Mary” and Saoirse Ronan as “Eilis” in BROOKLYN. Photo courtesy of Fox Searchlight Pictures. © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

Vi lascio con delle chicche sull’eleganza che dispensavano le due coinquiline Patty e Sheila (tremendeee) alla nuova arrivata Eilis. Buona visione!

“Ora tu non sembri venuta dalla mungitura della mucca”

 

“Hai bisogno di occhiali da sole. Ho letto che se tu non li indossi sulla spiaggia quest’anno, la gente parlerà di te”

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