Pinocchio nel film di Matteo Garrone e nei costumi di Massimo Cantini Parrini

“Pinocchio” nel film di Matteo Garrone e nei costumi top di Massimo Cantini Parrini.

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La sua uscita in sala è prevista per il 19 dicembre 2019, in zona prenatalizia: tempismo perfetto per una storia magica e senza tempo che ha accompagnato l’infanzia di tutti noi e ci è rimasta in qualche modo nel cuore.

A tratti dolcissima, a tratti inquietante: in un attimo sono tornata indietro nel tempo, a quando insistevo affinché i miei me la leggessero (impazzivo per l’episodio della balena) e a quando successivamente la lessi per intero, corredata di un notevole apparato di domande di comprensione ed esercizi durante le scuole elementari (no, non si chiamava ancora primaria) e non per questo mi cadde in disgrazia, anzi.

Non mi era particolarmente simpatico il Grillo Parlante, mi intenerivo fino alle lacrime per Geppetto, non capivo se Pinocchio ci è o ci fa. Però non cessava mai di stupirmi.

Una favola emozionante sì, ma a tratti per me oscura e conturbante: è questo che ne costituisce il suo fascino immortale e non mi stupisce affatto che abbia impressionato fin da bambino anche il geniale Matteo Garrone, che con il genere e il suo mood ha una certa dimestichezza, basta pensare alle sue opere migliori, basta pensare solo anche al suo incredibile e misterioso “Il racconto dei racconti – Tale of Tales” (2015) adattamento cinematografico delle fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile.

Questa celeberrima – sembra sia uno dei libri più tradotti al mondo – storia di formazione con protagonista un burattino di legno sconsiderato e bugiardo che ne combina di ogni e  vuole diventare un bambino in carne e ossa, ma sembra che non ce la può proprio fare, è stata scritta dal giornalista toscano Carlo Lorenzini, sotto lo pseudonimo di Carlo Collodi, e pubblicata per la prima volta in parte nel 1881 sul ‘Giornale per i Bambini’, con un successo tale da spingerlo a continuare la storia (con una certa crudeltà effettivamente!): qualcuno può pensare sia datata ma in realtà non smette mai di dire la sua.

O se vogliamo dirla tutta e per di più con Italo Calvino quando definisce cosa è un classico, potremmo affermare che

“è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”

Anzi proprio Calvino di Pinocchio scrisse nel 1981: “Cent’anni, una fama estesa a tutto il pianeta e a tutti gli idiomi, la capacità di sopravvivere indenne ai mutamenti del gusto, delle mode, del linguaggio, del costume senza mai conoscere periodi d’eclisse e d’oblio” e infine affermò anche che

«ogni apparizione si presenta in questo libro con una forza visiva tale da non poter più essere dimenticata»

Innumerevoli nel tempo gli artisti, gli intellettuali, gli illustratori e non solo che si sono ispirato a questo personaggio: Carmelo Bene, Munari, Giacomelli, LaChapelle, Ceroli,  Calder, Ontani, la Disney, Lorenzo Mattotti, Roberto Innocenti, Marcello Jori, solo per citarne alcuni.

E ora torna sul grande schermo in un nuovo adattamento che si preannuncia magnifico e visionario distribuito da 01 Distribution, firmato da Matteo Garrone, con il Premio Oscar Roberto Benigni (che ritorna ad affrontare la storia nei panni di Geppetto questa volta, infatti egli stesso aveva diretto un suo Pinocchio nel 2002 interpretando invece il monello) e il piccolo Federico Ielapi in quelli del burattino per non parlare dei indimenticabili personaggi, dal Gatto e la Volpe (Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini) al Grillo parlante, da Mangiafuoco-Gigi Proietti alla Fata dai capelli turchini, interpretata dalla bellissima Marine Vacth.

In occasione dell’uscita del film, il Museo del Tessuto di Prato inaugura il 21 dicembre 2019 una mostra dedicata al pluripremiato costumista cinematografico Massimo Cantini Parrini: in anteprima assoluta il suo ultimo straordinario lavoro ossia oltre 30 costumi realizzati per il film. 

Dei costumi in mostra, 25 sono stati realizzati dalla Sartoria Tirelli, 5  dalla Sartoria Costumi d’Arte Peruzzi, 2 da Cospazio 26, mentre le parrucche da Rocchetti e Rocchetti.

Il percorso espositivo è articolato in due sezioni: la prima dedicata al costumista, alle sue fonti d’ispirazione ed al suo lavoro creativo attraverso video, campionature di tessuti, capi d’abbigliamento storici del XVIII e XIX secolo provenienti dalla sua straordinaria collezione personale, utilizzati come fonti di ispirazione diretta per la creazione degli abiti del film.

La seconda prevede invece l’esposizione di oltre trenta costumi dei principali personaggi del film, accompagnati da immagini tratte dal film stesso e da alcuni, simbolici oggetti di scena.

Massimo Cantini Parrini è l’unico costumista italiano ad aver vinto ad ogni nomination tre David di Donatello consecutivi (2016-2018), oltre ad altri numerosi premi e riconoscimenti, come Nastri d’Argento e Ciak d’oro. Originario di Firenze, viene chiamato ” l’archeologo della moda”, proprio per la sua grandissima capacità di trovare abiti d’epoca, che adora letteralmente e che colleziona fin da giovanissimo fino a possederne ora oltre 4000.

Allievo del maestro Piero Tosi, entra alla rinomata Sartoria Tirelli e collabora con la costumista Premio Oscar  Gabriella Pescucci. Nel 2018 ha ricevuto  l’E.F.A. l’Oscar europeo come miglior costumista per il film Dogman di Matteo Garrone. Con i suoi costumi ha lavorato ad oltre cinquanta produzioni cinematografiche, molte delle quali per registi di fama internazionale.

Tra i suoi capolavori ricordiamo senza dubbio il memorabile abito in raso rosso, realizzato dalla Sartoria Tirelli nel 2014 indossato da Salma Hayek nel ruolo della Regina di Selvascura nel film Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone.

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Photo credits: ©SartoriaTirelli pagina Facebook

La Sartoria Tirelli a Roma è uno dei più importanti atelier di costume del mondo: è stata fondata nel 1964 da Umberto Tirelli, un appassionato collezionista di abiti antichi, che inizialmente ricercava spulciando nelle soffitte delle famiglie aristocratiche e sulle bancarelle dei mercati delle pulci , arrivando a contare oggi su più di 15.000 capi autentici, che nel tempo sono stati anche donati ai più importanti musei internazionali come il Metropolitan Museum di N.Y, il Kyoto Institute of Costume e Le musée des Arts décoratifs a Parigi.

La Donazione più considerevole (circa 300 costumi) costituisce il nucleo fondamentale della Galleria del Costume del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze. Inizialmente la produzione della sartoria si concentra su costumi fantasiosi per il teatro di prosa e d’opera, poi con l’entrata del grandissimo Piero Tosi, si concentra anche sul cinema, che con estrema perizia nella ricostruzione filologica ha creato gli abiti di film che hanno fatto la storia, come quasi tutti quelli di Luchino Visconti.

Con Tosi e Tirelli si è formata Gabriella Pescucci che nel 1994 ha vinto l’Oscar ai migliori costumi per “L’età dell’innocenza” di Scorsese.

Ma gli Oscar ai quali la Sartoria è legata direttamente e indirettamente sono molteplici: non c’è grande costumista hollywoodiano e non che non si appresti a collaborare o a consultare  questa nostra immensa eccellenza italiana.

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“Pinocchio” di Matteo Garrone in uscita il 19 dicembre 2019

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Mostra Pinocchio nei costumi di Massimo Cantini Parrini
21 Dicembre 2019 – 22 Marzo 2020
Museo del Tessuto
Via Puccetti 3
Prato (PO)
⇒ Ingresso: € 10; ridotti € 8; scuole: € 4

+39 0574 611503

Dal 21/12/2019 al 7/01/2020 chiusa lunedì
martedì – domenica: 10-19
mercoledì 25 dicembre: chiuso
martedì 31 dicembre: 10.00-15.00
mercoledì 1 gennaio: 15.00-19.00

Dall’ 8/01/2020 al 2/03/2020 chiusa lunedì
martedì – giovedì: 10-15
venerdì – domenica: 10-19

Visite guidate alla mostra alle 16:30
Giovedì 26 dicembre, sabato 28 dicembre, domenica 29 dicembre, sabato 4 gennaio, lunedì 6 gennaio
⇒ Prenotazione obbligatoria al numero 0574-611503
Costo: € 10 biglietto di ingresso e visita guidata

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Photo credits film Pinocchio di Garrone: © 01Distribuition

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