Sole Alto

Vincitore del Premio della Giuria (Un Certain Regard) al Festival di Cannes 2015, è uscito in sala il 28 aprile 2016 distribuito dalla Tucker Film, “Sole Alto”, film di Dalibor Matanić con Tihana Lazović, Goran Marković, che racconta l’amore fra un ragazzo croato e una ragazza serba.

Sole Alto Locandina

Un amore moltiplicato per tre volte nell’arco di tre decenni consecutivi: stessi attori ma coppie diverse, dentro il cuore avvelenato di due villaggi balcanici. Il 1991 e l’ombra scura della guerra. Il 2001 e le cicatrici che devastano l’anima. Il 2011 e la possibile ma impervia rinascita. Un inno alla vita che ha trafitto i giurati di Cannes.  

Venti anni dopo l’Accordo di Dayton, che nel 1995 pose fine alla guerra dei Balcani, ecco una sorprendente riflessione sulla natura umana che racconta un territorio nello specifico per raccontare il mondo e racconta il dolore per raccontare la speranza grazie ad una produzione che, in perfetta sintonia con il respiro del film, vede cooperare la Croazia, la Slovenia e la Serbia, restituendo pienamente il percorso di ricostruzione culturale in atto nell’ex Jugoslavia. 

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<<Il mio obiettivo, appunto, era quello di descrivere l’orribile collisione tra il mondo pacifico dei due ragazzi, un mondo illuminato dal sole come i villaggi da cui provengono, e le peggiori azioni umane, quelle che affondano le proprie radici malate in un passato lontano. Ho sempre desiderato girare un film che fosse uno specchio per tutti noi, noi che viviamo nell’ex Jugoslavia, riportandoci faccia a faccia con il momento in cui abbiamo smesso di essere un popolo civile per diventare un popolo dominato dalle pulsioni più oscure e più violente. Sole alto celebra l’altruismo. Sole alto celebra il meglio della natura umana che sta ancora lottando per riemergere vittorioso nelle nostre terre>>

(Dalibor Matanić)

 

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Di seguito alcune interessanti domande al regista Dalibor Matanić, tratte da un’intervista gentilmente concessa dalla Tucker Film.


1) Perché hai deciso di raccontare questa storia e perché hai deciso di raccontarla proprio ora? 

Perché l’odio interetnico non cesserà mai di essere un’emergenza. Cinque o sei anni fa, quando ho iniziato a progettare “Sole alto”, le acque sociali erano forse un po’ più calme. Ora, sfortunatamente per noi e fortunatamente per l’attualità del film, il male è tornato ad essere un elemento quotidiano: non solo nella regione dei Balcani, ovviamente, ma in tutto il mondo. Se non siamo ostili ad un’altra nazione, allora siamo ostili a un’altra religione, a un’idea politica o a una scelta sessuale diverse dalle nostre, a un vicino di casa con una macchina più bella, e così via. Mi piacerebbe che tutti gli intolleranti si specchiassero nel mio film e si chiedessero: «Sono proprio sicuro di vivere una vita felice, odiando sempre qualcosa o qualcuno?».

2) Le tre coppie – Ivan e Jelena, Ante e Nataša, Luka e Marijasono interpretate  dagli stessi attori, Tihana Lazov e Goran Markov. Giovani e bravissimi. Come hanno risposto a una sfida tanto complessa?

Sono stati davvero fantastici: hanno superato le difficoltà impegnandosi duramente e mettendo a disposizione del film la loro mentalità aperta, il loro coraggio e il loro desiderio di esplorare. Dovevano misurarsi con le sottili differenze che distinguono i sei personaggi e allo stesso tempo, con il tratto che li accomuna: l’amore. Direi che ci sono riusciti perfettamente.

3) Anche gli attori che hai scelto per i ruoli secondari sono gli stessi nelle tre storie. 

Volevo che tutti gli elementi di “Sole alto” funzionassero a livello subconscio, dai dettagli visivi fino, appunto, all’impiego degli stessi attori e delle stesse location: la cronologia non va letta in modo lineare, va letta come parte di un ciclo ricorrente. Il mondo continua a cambiare, sì, ma i fantasmi del passato possono aggredirci in qualunque momento, specie quando abbassiamo la guardia e ci convinciamo che le cose stiano andando bene. 

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4) Lavorare sul passato recente, un passato non ancora pienamente storicizzato, è sempre difficile. Si sa. Quali sfide pratiche hai dovuto affrontare? 

Ero pienamente consapevole dei problemi che potevano sorgere dovendo “ricreare” tre decenni così vicini, così tanto vicini, ma l’entroterra dalmata mi ha fornito l’orizzonte ideale: uno spazio sospeso nel tempo, quasi bloccato, impossibile da decifrare con un semplice colpo d’occhio. Come dire? Sai di essere nel presente ma hai la sensazione di essere nel passato. Fabbriche in rovina, pascoli abbandonati, case vuote: sembra davvero il panorama della guerra civile, ed è scioccante. Però è ancora più scioccante avere la chiara percezione della tragedia umana che ha insanguinato quello stesso cielo. Puoi respirarla… 

5) James Joyce ha detto: <<La storia è un incubo dal quale stiamo cercando di svegliarci>>. Sei d’accordo? 

Beh, Joyce ha vissuto per un periodo in Croazia: forse l’ha detto dopo quell’esperienza! Battute a parte… io credo che “Sole alto” non sia un semplice prodotto d’intrattenimento, come qualcuno vorrebbe, ma uno strumento per mettere in discussione il presente. E per combattere le miserie del passato. Non a caso, ogni volta che un’ombra del passato ferma la nostra giovane coppia di innamorati, noi fermiamo il film e diamo ai ragazzi un’altra possibilità in un altro punto del tempo. L’arte ci arricchisce oggi nello stesso modo in cui ci arricchiva ieri: ecco perché bisogna essere coraggiosi e provocatori, da artisti e da uomini, opponendoci alla visione materialistica della vita. Ciò che veramente conta, alla fine, non è la nazione cui apparteniamo, non è la politica, non è la ricchezza, ma soltanto i più alti valori umani. E l’amore è uno di questi. 

6) Cosa farai dopo Sole alto? 

“Sole alto” è la prima parte della Trilogia del sole”. Il mio prossimo progetto, “L’alba”, metterà in dubbio la forza dei legami affettivi da un lato e dall’altro rifletterà sull’avidità. Uno dei più vili istinti dell’uomo

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TRAILER INTERNAZIONALE 

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Qui per la programmazione nei cinema: www.mymovies.it/solealto/ 

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