Spira mirabilis, il film

“Spira mirabilis” il primo dei tre film italiani in corsa per il Leone d’Oro, è un documentario contemplativo che cerca di toccare “il cuore del cuore delle cose”, riflettendo sull’umano tentativo di accettare e contemporaneamente superare i propri limiti.

<<In “Spira mirabilis” ci interessava realizzare un film in cui l’uomo si confrontasse con i propri limiti e le proprie aspirazioni. Il fatto che poi l’immortalità avesse le sembianze di una piccola e meravigliosa medusa, ci ha subito convinti. Ci siamo tuffati in un mondo di acqua e di ricerche scientifiche che ci hanno restituito immagini di straordinaria bellezza: il piccolo può diventare grandissimo, l’universale un dettaglio. Così il gioco cinematografico di lenti microscopiche ci ha consentito di osservare l’invisibile e svelare ciò che normalmente è celato. Ma la ricerca scientifica, malgrado il meraviglioso mondo che porta con sé, non può esaurire l’eterna tensione dell’uomo verso l’immortalità. Attraverso un percorso di accumulo, suggestione, assonanze abbiamo capito che l’acqua doveva accompagnarsi con gli altri elementi della natura: terra, aria, fuoco ed etere>>

<<Il processo di ricerca delle storie è stato semplice e naturale e ha combinato situazioni su cui riflettevamo da tempo con improvvise scoperte>>

(Massimo D’Anolfi e Martina Parenti)

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Il documentario “Spira Mirabilis”, di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, distribuito da I Wonder Pictures – la società nata dall’esperienza del Biografilm Festival – è il primo dei tre film italiani in corsa per il Leone d’Oro: frutto di circa tre anni e mezzo di lavoro, progetto vincitore del Primo Premio al Milano Film Network, girato in diversi luoghi del mondo – Milano, Berna, Wounded Knee (Sud Dakota), Shirahama (Giappone) – che compongono una sorta di spirale meravigliosa, una sinfonia visiva, un omaggio alla ricerca e alla tensione verso l’immortalità, intende mostrare la responsabilità che gli uomini hanno nei confronti del mondo in cui nascono, crescono, vivono e di cui sono semplicemente ospiti passeggeri.  Simbolo di perfezione e di infinito, “la spirale meravigliosa, “Spira mirabilis” come venne definita dal matematico Jackob Bernoulli, è una spirale logaritmica il cui raggio cresce ruotando e la cui curva si “avvolge” intorno al polo senza però raggiungerlo mai.

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Il fuoco: Leola One Feather e Moses Brings Plenty – una donna sacra e un capo spirituale, che con le loro parole e la loro antica saggezza ci aprono a miti, pensieri e riflessioni da tempo trascurati – e la loro piccola comunità Lakota da secoli resistenti a una società che li vuole annientare. Un viaggio attraverso le riserve degli Indiani d’America. L’elemento del fuoco è una ricerca, un sentimento, un monito a ricordare una cultura millenaria che in poco tempo è stata sterminata e massacrata.

L’immortalità in questo movimento del film fa i conti con la costruzione dell’immaginario.

La terra: le statue del Duomo di Milano sottoposte a una continua rigenerazione. Il Duomo, saldamente ancorato a terra, ma proteso verso il cielo nell’ambizioso progetto d’immortalità. Cattedrale tra le più grandi del mondo, monumento storico, simbolo religioso e civico, oggi è sottoposto a una serie straordinaria di restauri per quantità, complessità e varietà. Esiste infatti un detto popolare che considera “in-finita” la “fabbrica” del Duomo e attesta la vitalità di un tempio che segue il pulsare stesso delle vicende della città, in una metamorfosi continua che lo riporta a rigenerarsi sempre nuovo e sempre uguale a sé stesso (nel 2015 hanno dedicato a questa tema il doc “L’Infinita Fabbrica del Duomo” presentato in anteprima al Festival di Locarno)

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L’aria: Felix Rohner e Sabina Schärer sono una coppia di musicisti,  inventori e costruttori di molti strumenti della tradizione degli steel pan, in particolare dell’Hang e del Gubal, strumenti musicali idiofoni d’acciaio, al cui interno c’è solo aria. Vivono a Berna e da oltre trenta anni si applicano allo studio della risonanza di Helmholtz. Molte persone conoscono tale fenomeno, anche se ne ignorano il meccanismo: quando si soffia delicatamente attraverso il collo di una bottiglia vuota, il suono prodotto è dovuto alla risonanza di Helmholtz. Nel 2000, durante la sua prima presentazione ufficiale di fronte a scienziati, accordatori, musicisti e giornalisti, tutti furono d’accordo nel dire che con l’Hang nasceva un suono familiare ma contemporaneamente nuovo in grado di elaborare l’aria in una musica destinata a vivere per sempre.

L’acqua: Shin Kubota è professore universitario dell’Università di Kyoto e scienziato cantante giapponese che studia la Turritopsis, una piccola medusa, unico essere vivente in grado di invertire il suo ciclo vitale e di rinascere. Di essere dunque immortale. Per lui si tratta della specie più miracolosa dell’intero regno animale. Kubota lavora molto, da solo e senza grandi finanziamenti sulla spiaggia di Shirahama, una cittadina a sud di Kyoto: da quindici anni ogni giorno si reca nel suo piccolo laboratorio di biologia marina per prendersi cura di centinaia di “meduse immortali” che altrimenti morirebbero di fame e, come un papà orgoglioso, le considera magiche e bellissime. Shin Kubota ha inoltre un’altra attività: è anche cantautore e cantante, così da erudito biologo marino si trasforma in Mr. Medusa Immortale, una piccola celebrità.

L’etere: la diva Marina Vlady (attrice, cantante, ballerina, étoile dell’Opera di Parigi a soli tredici anni, star del cinema dagli anni ’50, ha lavorato con Welles, Godard, Ferreri e molti altri grandi maestri) dentro un cinema fantasma, è una sorta di guida che accompagna nel viaggio narrando L’Immortale di Borges.

<<Chi iniziava la costruzione di una cattedrale era cosciente fin dal principio che non sarebbe bastata una vita intera per vedere l’opera compiuta; Shin Kubota, ha dimostrato che le sue piccole meduse immortali possono vivere, morire e rinascere decine di volte; la ricerca e l’invenzione di un nuovo strumento musicale travalica la vita dei suoi inventori; i Lakota sono espressione della necessità di resistere e non far morire la propria cultura di fronte alla civiltà imperante. Ogni movimento del film ha a che fare con la coscienza dei limiti e il desiderio del loro superamento>>

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In “Spira mirabilis” le storie sono montate tra loro assecondandone assonanze poetiche e visive, attraverso una sorta di  “scrittura” elastica, che intende passare in modo fluido dal grande al piccolo, dal generale al particolare, dal singolo alla comunità. Così,  è proprio da questa tensione e dall’umano tentativo di accettare e contemporaneamente superare i propri limiti che nasce la “spirale meravigliosa”.

<<Per cercare le altre storie del film, abbiamo guardato dentro di noi a quelle storie che da tempo ci affascinavano, ma non trovavano forma compiuta. Le statue del Duomo, il lavoro di Felix e Sabina, la comunità Lakota hanno di colpo trovato lo spazio per esistere in un disegno più complesso. Forse,  soprattutto, questo è davvero un film sul sogno>>

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“SPIRA MIRABILIS”
IN SALA DAL 22 SETTEMBRE 2016

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