Viaggio nella storia del Kimono 💖💖💖 #KyototoCatwalk

Viaggio nella storia del Kimono con Kimono: Kyoto to Catwalk.

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Il V&A Museum a Londra ha inaugurato il 29 febbraio scorso la più grande mostra europea dedicata al #kimono: nell’impossibilità di visitarla, la scopriamo insieme online e approfondiamo la storia di questo capo prezioso ed iconico 😉

Uno dei capi più affascinanti  in assoluto, tradizionalissimo ma potremmo definirlo anche “timeless”-senza tempo, sofisticato e incredibilmente iconico, simbolo assoluto del Giappone ma capace di ispirare i più grandi fashion designer di ogni angolo del mondo: la superba mostra Kimono: Kyoto to Catwalk ci presenta il pregiato capo come dinamico e in costante evoluzione, contrariamente all’idea che esso sia immutabile e sempre uguale, pure nelle sue varianti.

La mostra rivela il significato sartoriale e sociale del kimono, dal 1660 ai giorni nostri, sia in Giappone che nel resto del mondo. I rari kimono del 17 ° e 18 ° secolo sono esposti per la prima volta nel Regno Unito, mentre la recente reinvenzione del kimono, che si vede spesso per le strade del Giappone, è stata anche esplorata attraverso il lavoro di un’entusiasmante nuova ondata di designer e stilisti contemporanei.

Photographer picpicpiczo , Stylist MADEMOISELLE YULIA , Hair & Make Up Rie Shiraishi, Model Miu, 2019 © Victoria & Albert Museum

Assolutamente meravigliosi i kimono realizzati dai più grandi designer e divenuti famosi anche al grande pubblico: ad esempio tutti ricordiamo il celebre kimono creato da Living National Treasure Kunihiko Moriguchi, disegnato per Björk da Alexander McQueen e indossato per la cover  dell’album Homogenic oppure gli originali costumi di Star Wars modellati sul kimono di John Mollo e Trisha Biggar.

Inoltre disegni di Yves Saint Laurent, Rei Kawakubo e John Galliano rivelano il ruolo del kimono come fonte costante di ispirazione per gli stilisti di ogni luogo ed epoca. Dipinti, stampe, film, accessori  e altri oggetti sono presenti in  la mostra a contestualizzare maggiormente l’affascinante storia dello stile, del fascino e dell’influenza del kimono.

Sono presenti quasi 300 vere opere d’arte – tra cui un kimono appositamente realizzato per l’esposizione – per metà tratte dalle superlative collezioni del V&A e il resto generosamente prestato da musei e collezioni private in Gran Bretagna, Europa, America e Giappone.

Kimono Exhibition, 25th February 2020
Kimono Exhibition, 25th February 2020 Installation shot of Kimono Kyoto to Catwalk
Kimono Exhibition, 25th February 2020
Kimono Exhibition, 25th February 2020

Il Kimono è l’abito nazionale del Giappone, dalle origini molto antiche, anche se la sua specificità si è andata definendo a poco a poco nel tempo, infatti all’origine la parola (着物) vuol dire genericamente “qualcosa che si indossa”: inizia a definirsi nella forma in cui lo conosciamo probabilmente intorno al VIII secolo durante il periodo Heian (794-1192) e ad essere perfezionato nel periodo  Edo (1603-1867), quando si affermò l’arte del teatro Kabuki, in cui gli attori indossavano appunto kimono  minuziosamente decorati, seppure nella semplicità della forma.

Ha una struttura dalla tipica forma a T, composto a partire da rettangoli, generalmente in seta, senza alcun bottone o zip, lungo fino alle caviglie e con maniche ampie, regolato utilizzando l’Obi, una sorta di fascia- cintura annodata sul retro, indossato da uomini e da donne. Il kimono da donna non ha una taglia precisa, ma viene plasmato manipolando il tessuto in base alla fisicità. Ci sono vari tipi di kimono a secondo del ruolo sociale, dell’occasione e della funzione, così come le fantasie, i ricami, i colori: tutta la creatività si scatena sul tessuto, richiamando mode, stili e status.

L’esposizione parte dalla metà del XVII secolo quando una vivace cultura della moda emerse in Giappone. Le classi mercantili sempre più facoltose esigevano gli stili più moderni e più ricercati, che potessero esprimere appunto la loro ricchezza, status e ovviamente gusto, mentre gli attori di teatro più famosi e le più ambite cortigiane erano  veri trend-setter.

Nessuna descrizione della foto disponibile.
The Snow, Moon and Flowers series, oban-size nishiki-e by Katsukawa Shunsen via facebook Victoria and Albert Museum
Outer-kimono for a young woman (uchikake), 1800 – 30, probably Kyoto, Japan. © Image Courtesy of the Joshibi University of Art and Design Art Museum, 2204-36 courtesy© Victoria and Albert Museum, London

In questa fase la  struttura del kimono rimane piuttosto semplice e tradizionale mentre si focalizza l’attenzione sull’esterno,  portando all’ideazione e alla realizzazione di sontuosi patterns, ottenuti utilizzando tecniche molto sofisticate.

La prima sezione della mostra esplora questi progetti e fa luce su una società attentissima alla moda e non dissimile da quella di oggi, in cui il desiderio di sfoggiare “l’ultima moda” o un look più contemporaneo viene ugualmente incoraggiato e promosso dai produttori e dalle celebrites del tempo!

Il kimono fu esportato per la prima volta in Europa intorno alla metà del XVII secolo, dove ebbe un impatto immediato sugli stili di abbigliamento. Anche i tessuti stranieri furono a loro volta esportati in Giappone e incorporati nel kimono, dimostrando uno scambio e un dialogo molto intenso. I kimono acquistati nei grandi magazzini come Liberty & Co. a Londra erano indossati prevalentemente da coloro che desideravano esprimere il loro talento artistico. Il Giappone ha risposto a questa aumentata richiesta iniziando a produrre un “kimono per stranieri” mentre a sua volta il mercato interno è stato trasformato dall’uso della tecnologia tessile europea e dai coloranti chimici.

In mostra ci sono dei pezzi rarissimi di questo primo periodo, compresi capi realizzati in Giappone per gli olandesi e kimono su misura dal broccato francese e chintz indiano, che testimoniano le fluide relazioni e gli scambi tra Oriente e Occidente derivanti dalla rete commerciale globale. Verso la fine del XIX secolo abbiamo così una mania mondiale per l’arte e il design giapponese.

Mantle, designed by Paul Poiret, about 1913, Paris. © Victoria and Albert Museum, London
Vanity case in the shape of an inro, Cartier, photograph by Nils Herrmann, Cartier Collection © Cartier courtesy  Victoria and Albert Museum, London

Il più grande impatto del kimono sulla moda occidentale arrivò però all’inizio del XX secolo, quando i grandi sarti come Paul Poiret, Mariano Fortuny e Madeleine Vionnet abbandonarono il a corsetto costrittivo e troppo stretto a favore di strati di tessuto sciolti, fluidi e più liberi, che drappeggiavano il corpo.

In questo periodo c’è una vera e propria fascinazione per l’Oriente, cosa che si può notare per esempio anche nei gioielli e negli accessori in generale, in particolare quelli creati dalla lussuosa Cartier. Cartier trasformò i motivi giapponesi in diamanti e impiegò sontuose superfici di lacca sugli accessori. Per  la speciale commissione Vanity case i gioiellieri francesi trasformarono ingegnosamente un inrō – la scatoletta laccata e finemente decorata originariamente indossata dall’uomo (e anche dai samurai) nel Giappone del 18 ° secolo per portare con sé il necessario, dai sigilli alle erbe medicinali – in una vanity case da donna.

All’interno ci sono scomparti per sigarette, cipria e e uno specchietto, mentre dentro la nappina si nasconde un porta rossetto (mi fa pensare subito a come questo accessorio molto vintage sia stato attualmente riproposto da Alessandro Michele per Gucci).

Kimono for export, probably Kyoto, Japan, 1905-15 foto courtesy © Victoria and Albert Museum, London / Kimono per l’esportazione. Probabilmente Kyoto, 1905-15. Prodotto in Giappone appositamente per l’esportazione.

Nel Kimono per l’esportazione in foto notiamo il ricamo minuzioso a fantasia naturalistica con uccelli e fiori, come lo straordinario glicine a cascata sulle spalle. L’obi- in questo caso è appunto molto rivisitato verso la classica fascia occidentale e notiamo anche una sorta di drappeggio.

L’ultima sezione della mostra narra infine come il kimono abbia continuato a ispirare gli stilisti di tutto il mondo.

L’enorme potenziale del capo, da tradurre e trasformare secondo il proprio estro, si nota nei disegni di Thom Browne, Duro Olowu e Yohji Yamamoto.

La qualità di essere un capo “senza tempo” e la sua estrema bellezza lo ha reso anche il costume ideale per film e spettacoli: pensiamo agli outfit indossati da Toshirō Mifune in Sanjūrō, i costumi premio Oscar da Memorie di una geisha e l’ensemble di Jean Paul Gaultier indossato da Madonna nel suo video Nothing Really Matters.

Il Giappone stesso sta attualmente assistendo a una rinascita di interesse per il kimono. Jōtarō Saitō disegna il kimono couture per la passerella, Hiroko Takahashi cerca di colmare il divario tra arte e moda e stili più casual sono creati da piccoli studi indipendenti come Rumi Rock e Modern Antenna.

Kimono Exhibition, 25th February 2020
Wrap coat, designed by Duro Olowu, Autumn/Winter 2015, England. © Duro Olowu.

Duro Olowu è uno stilista nigeriano basato a Londra che mostra un approccio globale nella sua concezione di moda: si notano in questo capo forti sinergie sartoriali tra il kimono e la buba, un capo Yoruba a quadri o maniche svasate. Come per la produzione di kimono, Olowu inizia sempre il suo processo di progettazione con il tessuto, in questo caso utilizzando due tessuti a contrasto, tra colori audaci in fantasia polka e un check bianco e nero.

La-La-San ensemble, John Galliano per Christian Dior Parigi, Haute Couture Primavera Estate 2007. Christian Dior, Haute Couture Spring-Summer 2007, image courtesy of Getty Images © Victoria and Albert Museum, London.

John Galliano è stato a lungo affascinato dal vestito tipico dell’Estremo Oriente: in una delle sue collezioni più importanti per  Christian Dior nel 2007  ha trasformato in modo creativo la forma e lo stile del kimono. La linea lunga e sottile che avvolge il corpo, orlo pesante, maniche larghe e delicate e i pregiati ricami dell’ensemble La-La-San evocano  le mode del Periodo Edo (1615-1868). 

Homogenic, photo Nick Knight Londra, 1997. Album cover for Homogenic when Björk collaborated with designer Alexander McQueen, photographer Nick Knight. Image © Nick Knight © Alexander McQueen. Courtesy of One Little Indian Records © Victoria and Albert Museum, London.

Per la copertina del suo album Homogenic del 1997, Björk ha collaborato con il designer Alexander McQueen, il fotografo Nick Knight e la stylist Katy England. L’immagine risultante combinava molteplici riferimenti culturali, associando ad esempio con un abito in stile kimono di McQueen gli anelli al collo Masai di Shaun Leane. L’acconciatura è stata ispirata dagli stili delle tribù dei nativi americani, ma ricordava anche quello delle cortigiane del periodo Edo. Attingendo da ideali non occidentali di potere e bellezza, Björk si è rifatta come a una futuristica dea  guerriera. 

Purple Informal Kimono with Red Tabi Boots. Photographer: Piczo, Stylist: Mademoiselle Yulia, Hair & Make Up: Rie Shiraishi, Model: Miu, 2019 via Facebook © Victoria and Albert Museum, London.

Concludiamo questo viaggio nella storia in breve di questo magnifico e regale costume originario del Sol Levante, con Akira Times, un visual artist contemporaneo autodidatta che incoraggia chi indossa un kimono ad adottare un approccio più flessibile e individuale per lo styling del capo: egli modella i capi in modo molto contemporaneo e giovane, mixando il tradizionale kitsuke (l’arte di indossare un kimono) con accessori insoliti, trucco e acconciature particolari,  raccogliendo un’enorme attenzione online e finendo sulle copertine di molte importanti riviste fino ad arrivare ad una pubblicazione, Kimono Times, che ha tracciato un decennio del suo lavoro.

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