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19 Gen

Smell Festival di Francesca Faruolo

Smell Festival, ossia essere preparati in Fluttuologia per creare un evento di successo.

Francesca Faruolo ha da sempre la passione per le fragranze artistiche e per il loro potere evocativo, ricco di suggestioni e richiami. Ma è nel 2008 che inizia a dedicarsi intensamente al progetto di organizzare a Bologna una rassegna dedicata all’arte e alla cultura del profumo, per un pubblico ampio e non specializzato.

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Nel 2010 nasce così la prima edizione di Smell Festival dell’Olfatto ‹‹un percorso a narici aperte tra storia, qualità e innovazione, dove odori e profumi danno vita a infinite narrazioni››, attraverso l’arte, la scienza, la natura e la moda. Attualmente cura la programmazione di Smell-Atelier di Arti Olfattive e scrive sul proprio blog Nasopercaso.

• PROFESSIONE: Direttrice Artistica-Smell Festival dell’Olfatto

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1) Ho letto nella tua Bio sul sito di Smell Festival, che dopo un’esperienza importante presso la Direzione Comunicazione e Cultura dell’Università di Bologna, avvii la tua carriera come libera professionista, riesci a raccontare il momento preciso in cui hai deciso di provarci, in cui hai pensato “ce la posso fare” e se c’è stata o meno una “molla”che ti ha fatto scattare. In pratica come è nato il Festival: “gli esordi”.

Certo, c’è stato un momento preciso in cui l’idea è scattata. Lavoravo come libera professionista da diversi anni ed ero molto incentrata sulle esigenze dei clienti che mi chiedevano servizi. Sentivo perciò il bisogno di ricollegarmi ai miei interessi personali e avviare un progetto da curare personalmente. Il mondo del profumo e la sfera dell’olfatto mi appassionavano davvero molto e leggevo tutti i libri che riuscivo a recuperare sull’argomento. Volevo iscrivermi a qualche corso all’estero, ma lo spostamento sarebbe stato problematico, quindi inizialmente ho pensato di utilizzare le mie competenze professionali per organizzare alcuni corsi nella città in cui vivo. Poi, improvvisamente il progetto mi è lievitato in testa e ha preso forma l’idea di creare un vero e proprio Festival, dove tutti avrebbero potuto avere occasione di approfondire e condividere esperienze legate al senso dell’olfatto. Appena l’idea è arrivata non ho mai avuto dubbi che si sarebbe concretizzata. La consapevolezza delle ricadute culturali e sociali dell’iniziativa mi ha dato subito una motivazione molto forte, che mi è servita a coinvolgere altre persone e realtà.

2) Ti faccio i miei complimenti,perché sei riuscita a realizzare il tuo progetto, ma vedo che la mia generazione è abbastanza disorientata. Non per essere scontata, ma si sente molto la crisi generale, anche di valori. Non si trova il lavoro per cui abbiamo studiato, si ha spesso difficoltà nel realizzare un progetto o un’impresa, si decide di andare all’estero, Londra, Parigi o Berlino. Cosa ne pensi di questo scenario contemporaneo e noi che restiamo qui, abbiamo possibilità di “fare”?

Le condizioni in cui molti di noi si trovano a vivere oggi in Italia non sono delle migliori, indipendentemente dall’età, dal genere e dalla provenienza geografica. Penso però che voi ragazzi di 20-30 anni abbiate dei buoni vantaggi: ottenete una licenza universitaria a soli 23 anni, conoscete le lingue e vi trovate già proiettati in un mondo interconnesso. Chi decide di restare in Italia può comunque sfruttare le reti per tessere relazioni internazionali, condividere interessi di ricerca, lavoro, creatività con persone e realtà che si trovano in altre parti del mondo. Tutto ciò è fondamentale, non solo come antidoto al provincialismo, ma per avere accesso a mercati diversi dove proporre prodotti o servizi. Magari continuando a vivere in un ridente paesino immerso nella campagna emiliana. Viaggiare e incontrare persone continua a essere un valore fondamentale, ma trovo che la corsa al trasferimento nelle grandi metropoli oggi sia un fenomeno di retroguardia.

3) Parla di Francesca nel ruolo di direttrice artistica e organizzativa: quali sono gli aspetti del tuo carattere, necessari nell’affrontare un lavoro del genere, che hai migliorato o modificato nel corso del tempo e in base alla tua esperienza?

In genere chi organizza eventi ha una certa attitudine al controllo e io non volevo essere una di quelle professioniste che passano le giornate a incastrare ogni cosa nella loro griglia. Anche se faccio i conti con l’ansia e con un certo perfezionismo, concepire e organizzare il Festival mi ha permesso di esprimere un altro lato di me stessa, quello che non si scompone troppo quando si tratta di cambiare programma da un giorno all’altro o di sbarazzarsi in pochi secondi di un progetto. C’è un limite dopo il quale mantenere una posizione diventa dannoso e controproducente. Ho coniato un termine scherzoso, per definire la condizione in cui mi sento immersa quando organizzo un evento:“Fluttuologia”, ovvero l’allineamento con la complessità e l’imprevedibilità della vita.

4) Ogni volta che si lavora ad una nuova edizione di un festival si ricomincia un po’ da capo: hai sempre lo stesso entusiasmo? Dove trovi idee, stimoli, novità? Come fai a rinnovarti e a creare una proposta rinnovata, anche per stimolare il pubblico di volta in volta.

Oltre a Smell Festival, che si svolge ogni anno alla fine di maggio, ho ideato e organizzato in questi anni anche due edizioni speciali, Smell in Black (ottobre 2010) e Smell in White (gennaio 2012), insieme a Smell-Atelier di Arti Olfattive, il nostro programma annuale di corsi e percorsi dedicati alla cultura dell’olfatto e del profumo. In queste iniziative ho sempre cercato di restare aderente alla vocazione con cui è nato Smell, cioè rispondere a una curiosità personale verso certi argomenti.

Sono sicura che finché la manifestazione sarà in grado di offrire contenuti interessanti per me, lo farà anche per il pubblico. Durante l’anno annoto gli argomenti che mi appassionano, le esperienze da fare, le persone che vorrei conoscere, le aziende, le istituzioni, le realtà private che potrei coinvolgere. Poi analizzo la fattibilità e cerco di ottenere contatti e risorse. Con un fare quasi artigianale, procedendo sulla scia dell’entusiasmo e grazie alla complicità di un pubblico raffinato e sensibile, ogni anno prende vita quell’esperienza inimitabile chiamata Smell Festival.

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5) Quali sono gli aspetti più difficili dell’organizzazione di un festival/evento importante a livello pratico?

Uno degli aspetti più delicati è senz’altro il fund raising. Far convergere l’interesse di altri soggetti verso la propria causa è un’attività nobile,che richiede molto tempo, empatia e creatività. Ma direi che non c’è niente di intrinsecamente difficile nell’organizzazione, si tratta solo di trovare il giusto approccio alle cose e sapere come fare per alimentare la propria motivazione e quella degli altri.

6) Quale è secondo te la percezione del pubblico e quali sono gli obiettivi che vorresti raggiungere dato che stiamo parlando di un Festival giovane, ma che promette molto bene!

Il Festival è seguito da un pubblico che proviene per metà dalla nostra regione e per metà da altre parti d’Italia. Ci sono visi che rivediamo ogni anno, sempre in prima fila, sempre felici di partecipare a una nuova edizione. E poi ci sono i nuovi arrivati, quelli che ci scoprono per la prima volta e non smettono di ringraziarci. Il mio obiettivo è quello di mantenere sempre alto il livello di qualità e creatività che ci contraddistingue, continuando ad offrire esperienze esclusive con la partecipazione di ospiti internazionali. Smell Festival non è un una macchina per fare denaro, ne’ un “eventificio”, ma un elegante spettacolo di magia sensoriale, che inizia dal desiderio e termina nel piacere.

7) Hai alcune anticipazioni sulla prossima edizione del Festival?

La quinta edizione di Smell Festival si svolge dal 21 al 25 maggio 2014 e prevede come sempre un programma di incontri, workshop e installazioni con la partecipazione di ospiti internazionali.
Il titolo e il tema di quest’anno è “Sogni”. Questa scelta non esprime un desiderio di evasione, tutt’altro. Potenziare le risorse creative è assolutamente indispensabile per affrontare la realtà specialmente nella particolare fase di trasformazione che la nostra socità sta attraversando. Seguendo i sogni andremo quindi alla sorgente delle nostre preziose risorse immaginative dove l’olfatto, il più assopito dei nostri sensi, vivrà “il sogno del proprio risveglio”.

Sono curiosa di scoprire nei prossimi mesi come i nostri ospiti declineranno questo tema, mostrando quale può essere il profumo del sogno, o magari rappresentando impressioni oniriche attraverso una fragranza. Vorrei che il Festival restituisse una “fotografia olfattiva” di ciò che gli artisti, i creatori di fragranze, gli esperti che inviteremo e, perché no, anche il pubblico di Smell Festival, sognano e desiderano in questa preciso momento della nostra storia.

8) Questa è una domanda un po’ più intima, non sulla tua fragranza preferita, ma su un tema più legato ai ricordi, alla memoria, alle emozioni. Quale è la tua madeleine proustiana? A tal proposito mi viene in mente il libro Profumi di Philippe Claudel, in cui l’autore racconta i momenti della sua vita, le sue emozioni, in un’autobiografia attraverso gli odori che li hanno caratterizzati.

Fai letture decisamente interessanti! Devo dire che ho numerose madeleine. Il profumo verde, terroso e umido del bosso, il cespuglio usato per costruire siepi e labirinti, mi provoca sempre un morso di nostalgia. È la porta di ingresso a un mondo lontano: l’infanzia e la fusione magica con la natura. Alcuni scienziati sostengono che non è possibile richiamare alla mente gli odori così come richiamiamo le immagini, ma l’esperienza comune spesso dice il contrario. Mi piace ripensare agli odori che fanno parte del mio patrimonio affettivo e che forse non sentirò mai più nella realtà. Più che immagini e situazioni definite, la loro percezione risveglia stati d’animo. Per questa ragione occuparsi di olfatto e di profumo non è affatto una cosa di secondaria importanza. Il sentimento, ovvero la capacità di sentire, è alla base della nostra consapevolezza. E la consapevolezza fa esistere noi stessi e le cose.

9) Parliamo del rapporto tra moda e profumo: nel libro Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo, diario del famoso profumiere di Hermès, Jean Claude Ellena, si parla del fatto che molti trattano il profumo come un’emanazione della moda, ma secondo lui in realtà non hanno lo stesso ritmo, perché il profumo sfugge all’effimero della moda.

Anche se ogni anno si lanciano tanti profumi alla moda, solo quelli che si svincolano da ciò, diventano davvero alla moda. Tu cosa pensi del rapporto moda-profumo?

Jean Claude Ellena è un magnifico “écrivain du parfum”, capace di capovolgere le credenze diffuse proponendo divertenti paradossi. Anche in questo caso è riuscito perfettamente nell’intento.
Ci sono diversi esempi di fragranze create per celebrare il tema di una collezione di moda. È accaduto con il celebre Bandit di Robert Piguet del 1944 ispirato alla sua linea corsara. Quegli abiti oggi non li ricorda nessuno, persino la Maison Piguet è sparita, ma dopo tanti anni, e una buona dose di fortuna, la fragranza è tuttora in produzione.
Anche ad abiti, scarpe e borse può capitare di uscire dal turbinio della novità continua, per entrare nell’empireo del classico, ma per la moda potrebbe dirsi quasi una disfatta.
Moda e profumo si basano su cicli di vita differenti, eppure continuano ad andare a braccetto da almeno un secolo. Questa alleanza ha sicuramente una forte motivazione economica: le case di moda usano le fragranze per far lievitare i profitti e rafforzare al tempo stesso la notorietà del proprio brand. Se guardiamo attentamente ci accorgiamo però che c’è anche dell’altro. Come ho scritto mesi fa sul mio blog, penso che moda e profumo assolvono oggi la stessa funzione che per un certo tempo è appartenuta all’arte: quella di plasmare il nostro gusto estetico e offrire interpretazioni sempre nuove della bellezza.

<<Una bellezza che non è immobile, immutabile e priva di conflitto, ma volatile, cangiante e contraddittoria>>

In attesa della prossima e quinta edizione del Festival, a Bologna nel Maggio 2014, è possibile partecipare a Smell Atelier di arti olfattive, un ricco e interessante programma di incontri, seminari e workshop dedicati alla profumeria artigianale e alla cultura dell’olfatto.

Il prossimo incontro previsto per FLEURS! La vita alchemica dei fiori condotto proprio da Francesca e dedicato alla VIOLETTA, sarà martedì 18 febbraio 2014 alle ore 18:00. Tutte le info su questo e gli altri corsi sono disponibili su www.smellfestival.it

Ringraziamo Francesca per la sua disponibilità e per aver accettato di posare per il nostro servizio fotografico realizzato alla Stazione Centrale di Bologna, area nuova AV, progettata da Italferr (Gruppo Fs italiane, sviluppata su progetto di Arata Isozaki) e aperta ai viaggiatori il 9 giugno 2013.

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Foto di Francesco Trombetti
Styling di Maria de Los Angeles Monari
Francesca veste Muta Design by Odile Orsi
©Servizio fotografico in esclusiva per Fashion Beginners
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*Servizio fotografico completo di questa intervista:
.Francesca Faruolo.Gallery
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