Il Buon gusto celato

“Il buon gusto celato. Biancheria intima ricamata tra ‘800 e ‘900” a Bologna.

In fatto di lingerie, senza dubbio la notizia bomba della settimana è che finalmente aprono a Milano (il 21 luglio e il 23 luglio 2015) ben due store del celebre e super sexy marchio americano di successo planetario Victoria’s Secret.

Angeli di Victoria's Secret

Bene, quelle che di voi hanno desiderato ardentemente tale tripudio di pizzi sinuosi a scopo strategico di spietata seduzione o per se stesse chissà, non dovranno più ricorrere a complessi “magheggi”, ma basterà recarsi nella Capitale della Moda per fare incetta di intimo super hot o romantico, a seconda dei casi.

Certo, i ricercati capi hanno uno stile desiderabile che seduce a prima vista – e che ben poco lascia all’immaginazione – ma… non so perché, non è che quando li indossi, poi rendano proprio lo stesso effetto degli Angeli Adriana Lima&Company

victoria's secret

Non mi capacito proprio! Quindi in attesa di comprenderne i misteri della vestibilità, vi informo sulla news e invece di andare in missione speciale all’opening per sondare la situazione, mi faccio un altro viaggetto ma indietro, fino al tempo del famigerato mutandone! No, non ancora quelli della mitica Bridget Jones ma ancora più indietro, quando il buongusto era celato agli sguardi estranei.

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Premetto che il Museo Davia Bargellini è di per sé un gioiello da visitare in ogni caso

(grande chicca, la carrozza tardo settecentesca, se non ne avete mai vista una, correte! Vi sbalordirà!) e che è già noto per il consueto appuntamento annuale con una mostra sul tessile e sulla moda: questa volta si è scelto di proporre un percorso, a mio parere delizioso ed interessantissimo, sull’evoluzione della biancheria intima durante i 50 anni che rivoluzionarono la moda femminile, dall’ultimo quarto del XIX agli anni trenta del XX secolo.

Si ha l’occasione di ammirare oltre 60 pezzi, provenienti da donazioni private, di una eleganza e raffinatezza estrema,

realizzati in maniera artigianale, con la stessa cura e la stessa dedizione di importanti abiti, dalle migliori sartorie dell’epoca, che avevano sede nelle grandi città italiane o a Parigi e producevano anche dei cataloghi – le immagini sono stupende, minuziose e ci mostrano una vera e propria storia, non solo della moda ma anche del costume e della società – grazie ai quali si vendeva in tutta l’Europa.

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Ovviamente, la caratteristica che più colpisce rispetto a quello a cui siamo abituati è il notevole volume: veniva indossato molto e vestirsi era abbastanza impegnativo: dalle varie sovrapposizioni risultava una silhouette abbastanza innaturale, che vediamo cambiare al volgere del secolo, diventando sempre più essenziale e pratica, ma forse anche più chic.

Basta confrontare ad esempio le differenze strutturali palesi tra i corredi di due generazioni diverse, madre e figlia – Lucia Copeti e Maria Bonelli – e notare ad esempio, anche solo come si alleggerisce la “tournure”.

I capi sono suddivisi in 3 sezioni in base alla tipologia d’uso:

biancheria da giorno, da déshabillé, da notte. Copribusto, mutandoni (enormi e con il cavallo aperto, giustamente dato il bisogno fisiologico! Almeno, progressivamente si accorciano), sottoveste, calze, camicia matinee, vestaglia, sottogonna, liseuse – e preparatevi – la cuffia da notte.

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I dettagli sono meravigliosi e ricercati: passamaneria, Sangallo, merletti – Valenciennes va per la maggiore a fine ‘800 – ricami a punto inglese, ricami a punto intaglio (o Richelieu) decori, nastri di seta.

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Sofisticatissime decorazioni che non smetteresti mai di osservare nei minimi, curatissimi dettagli. Gli abiti  “moderni”, lanciati da Paul Poiret all’inizio del Novecento (maestro nel lusso, esemplare nell’ haute couture e nell’arte del dettaglio, che, come ha scritto Enrica Morini nella sua Storia della Moda citandolo, “dichiarò guerra al corsetto”, verso forme più naturali e meno peso da indossare! ) apportano una maggiore semplificazione diventano più scivolati e abbandonando a poco a poco la rigidità e la costrizione; inoltre si diffuse la seta, considerata in precedenza licenziosa e poi invece assolutamente cool!

In verità la famosa e chiacchierata Contessa di Castiglione, Virginia Oldoini, che la sapeva lunga, la richiese per i suoi capi intimi fin dalla metà dell’Ottocento… Così come anticipò anche la tendenza di indossare biancheria colorata (il bianco era prediletto per motivi di pulizia e purezza) che nelle delicate nuances del rosa, malva, giallino e celeste si affermerà definitivamente intorno ai Ruggenti Anni Venti del Novecento.

Quando le donne desidereranno essere più libere e indipendenti e di conseguenza sempre più comode.
Infatti arriverà il momento di una icona rivoluzionaria di nome Chanel.

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celato5Infine un’ultima sezione- la quarta- ci mostra rari cataloghi di vendita e riviste dell’epoca, con illustrazioni e articoli dedicati alla biancheria intima, ed una selezione di fazzoletti ricamati con sapiente maestria, immancabili in ogni  corredo che si rispetti (dalla donazione Mariarosa Ferriani). Nelle riviste risaltano anche racconti, consigli, rubriche sui tessuti, tagli e colori più in voga.  

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Il livello della qualità manifatturiera è altissimo e, oltre ad essere uno spettacolo di pure bellezza, abbiamo la possibilità unica di scoprire un microcosmo davvero affascinante ed istruttivo sulla nostra Storia. Per esempio conoscere  e approfondire un settore specifico e forse minore della moda, ma anche attivare tante suggestioni sfaccettate: per esempio io ho sempre adorato la vestaglia – anche se per molti è demodé, mi piace anche per l’uomo – e il termine liseuse, pensavo di averlo dimenticato!

Era una parola che usava spesso mia nonna quando ero piccola e mi ha evocato un ricordo molto dolce.

Oggi siamo molto più easy è vero – direi meno male!  e abbiamo giustamente abbandonato da tempo ormai costumi troppo ingombranti e scomodi. Comunque, quando ancora Victoria’s Secret non aveva conquistato il Mondo in fatto di lingerie, i trends del momento erano questi.

Una mostra da non perdere.

“Il buongusto celato. Biancheria intima ricamata tra ‘800 e ‘900” a cura Silvia Battistini e Giancarlo Benevolo
Museo Davia Bargellini
Strada Maggiore 44
Bologna
11 Giugno – 27 Settembre 2015
Orario d’apertura: martedì-sabato ore 9.00-14.00; domenica e festivi ore 9.00-13.00. Chiuso il lunedì
Ingresso gratuito
Tel. 051 236708 / 051 228821
museiarteantica@comune.bologna.it

Ricordiamogiovedì 23 luglio, giovedì 6 agosto e giovedì 10 settembre 2015, alle ore 21 sono in programma visite guidate alla mostra e al museo. Se potete, approfittatene!

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