Cosa si impara dai film di avventura

Dopo aver letto delle mirabolanti imprese in alta quota di Nives Meroi (se ne scrive qui) ho scoperto che secondo l’Osservatorio turistico della Montagna, dietro consulenza di Trademark Italia, c’è stato un calo del movimento montano che va dal 3% al 8% (report anno 2014: solo quattro italiani su dieci hanno fatto le classiche vacanze) ma nel suo complesso il turismo in Italia ha registrato un contributo al PIL del + 9,5% (dati: anno 2013).

Nota positiva: solo l’afflusso degli stranieri sul territorio montano italiano -con in testa il Trentino Alto Adige- manterrà una buona media. In ogni modo, a mio avviso in questi ultimi anni c’è maggiore voglia di riscoprire il lato selvaggio della vacanza. Vacanza intesa non solo come ferie istituzionale ma come un medio lungo periodo di stacco o fuga in viaggi più o meno impegnativi e organizzati. E da qui all’avventura.

Insomma tutto questo per dire che sotto il segno del sono-viaggiatore-non-turista, ecco cosa abbiamo imparato grazie a questi 6 film di avventura e alla visione di splendidi paesaggi lontani. Già.

Itsuko_Suzuki

1) Nostalgia canaglia con “Stand by me. Ricordo di un’estate” (Stand By Me, 1986)

Iniziamo con un super classico che vale la pena di rivedere: dici avventura e ti viene in mente il viaggio e l’estate che porta con sé tutta una dimensione di scoperta quindi ecco questo comedy-drama-adventure degli anni ’80 di Rob Reiner. La prima volta che l’ho visto ero bimbetta e non l’avevo capito molto. Guardato poi “da grande” ho colto quella sottile melanconia che ti prende dopo una vacanza compiuta da ragazzini perché capisci che è un po’ la fine di un qualcosa. E quel qualcosa non è altro che la spensieratezza e la fanciullezza.

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Ma ritorniamo al film: è tratto dal romanzo “The Body” di Stephen King (pubblicato nel 1982) e il titolo riprende la canzone tema Stand by me” di Ben E.King che regala quel sapore amarcord. Piccola parentesi: tra l’altro canzone scelta da Meghan Markle per il suo matrimonio in versione gospel. Insomma un classico che piace a tutti!

Abbiamo quattro giovanissimi attori che si riveleranno con un certo talento: Wil Wheaton diventerà famoso con “Star Trek”River Phoenix grande talento prematuramente scomparso nonché fratello di Joaquin Phoenix, Corey Feldman già apparso nell’altro cult-movie-anni-80 “The Goonies” e Jerry O’Connell che sarà nelle serie tv Il mio amico Ultraman”. Un bel quartetto. E non dimentichiamo la breve apparizione di uno sbarbo John Cusack.

La storia è un’avventura, anzi è l’Avventura che questi quattro ragazzi (Chris, Gordie, Vern e Teddy) vivranno in un’estate che rimarrà indelebile nei loro ricordi e nei loro cuori: siamo nella profonda America del West a fine anni ’50 e scopriranno gioie, dolori e misteri. Ma anche storie grottesche di vendetta che risolveranno? Infatti è un coming-of-age movie.

•Cosa si impara: forse le estati migliori sono quelle che si vivono da fanciulli lontano dagli adulti e dalla scuola ma che sul momento non sai. Che sia con l’amico/a d’infanzia o con gli amici-delle-vacanze hai scoperto il piacere dell’avventura e il valore dell’amicizia. Da conservare.

•La massima:

<<È come se Dio ti avesse dato qualcosa. Tutte quelle storie che ti vengono in mente… Dio ha detto: “Questa è roba tua, vedi di non sprecarla”. Ma i ragazzini sprecano tutto se non c’è qualcuno a tenerli d’occhio. E se i tuoi sono troppo incasinati per farlo dovrei farlo io, forse >> (Chris)

e anche 

<<Eravamo stati via solo due giorni, eppure la città sembrava diversa. Più piccola>> 

(Gordie)

•L’oggetto che non può mancare: per Vern non poteva mancare il pettine mentre io credo che se si intraprende un viaggio con gli amici non può mancare la complicità. Anche quella scema e goliardica! E’ questa l’amicizia vera e difficile da mantenere. Finito lo stacchetto sentimentale ecco l’oggetto: lo zaino! Regalatene uno ai vostri pargoli (e dotatevene anche voi stessi, soprattutto adesso che è super cool). Apprezzeranno. Parola di lupetto! (non aspettavo altro per dirlo).

PS. Per noi femminuccie c’è il film “Now and Then” con Christina Ricci e Thora Birch

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2) Il mito [s]fatato di “The Beach” (2000)

Proseguiamo con il quarto film del regista inglese Danny Boyle (sì proprio quello di Trainspotting”) tratto dall’omonimo romanzo di Alex Garland del ’96, sottovalutato dalla critica per l’effetto <<polpettone-cartolina-patinata>>. Personalmente lo considero un film valido – genere backpacking travel – con un cast che si regge bene e con musiche giuste. Ok, sono di parte ma vuoi mettere le All Saints con “Pure Shores”? Pezzone.

E’ diventato un cult infatti.

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Senza soffermarci sulla simbologia e sulle mille citazioni che Boyle ha inserito (se le volete scoprire allora leggete qui), qui Leonardo di Caprio, Richard nella storia, ha “giocato sporco” per uscire dall’immagine pulita di attore teen. I suoi precedenti film d’amor struggente erano infatti “Romeo + Juliet” (1996) e “Titanic” (1997) quindi quale prova migliore se non cimentarsi nel genere dramma-avventura per confermare la sua bravura di attore versatile e un po’ visionario-sopra-le-righe?

Il film mi era piaciuto per i diversi stati d’animo che ti smuove, come la parte adrenalinica del mistero, della meraviglia, della disillusione (insomma un'”avventura nera”) e in più la storia d’amore, l’esotico, l’amicizia, le regole che ti formano che si conclude con una foto-ricordo. Una lezione di vita. E pace libera tutti.

Da vedere anche per Tilda Swinton perfetta nella parte del capo villaggio new age. Infine domanda: ma che fine ha fatto la bella Virginie Ledoyen?

•Cosa si impara: partire da soli. Come dice Richard:

<<Per quanto riguarda il viaggiare da solo sbattitene, se così deve essere così sarà!>>

Condizione di viaggio non adatta a tutti riconosco, ma a volte è un percorso necessario per scoprire il nostro potenziale e i nostri limiti, conoscere realtà differenti e creare nuove  amicizie. Mettersi in gioco e riuscire ad affrontare il piacere ma anche le difficoltà. E come in ogni avventura bella o brutta che sia, sta a noi scegliere cosa ricordare e cosa no. Cosa portare a casa con noi insomma (e non mi riferisco ai souvenir).

•La massimaecco la mia preferita

<<Mai rifiutare un invito, mai scartare a priori quello che non conosci, mai mancare di cortesia e mai trattenersi più del necessario!>> 

(Richard)

•L’oggetto che non può mancare: il Game Boy. Benedetti anni Novanta. Ma oggi anche lo smartphone va bene lo stesso, magari con qualche app potete calcolare i kilometri o le miglia a seconda. Giusto per fare i fighi con le francesi o le australiane.

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3) “Into the Wild – Nelle terre selvagge” quelle vere (Into the Wild, 2007)

Su Wikipedia c’è scritto che Sean Penn affascinato dal romanzo di Jon Krakauer, tratto da una storia vera sul giovane Christopher McClandless, dovette aspettare ben dieci anni per avere i diritti cinematografici e dirigere il film. E per interpretare il giovane Chris è stato scelto l’attore Emile Hirsch che si rivela veramente intenso. Proprio un bel film.

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E’ una storia toccante che mostra come le più delicate corde si possono (s)muovere per dare il via ad un viaggio senza ritorno. In sintesi il protagonista si libera di <<things, things, things, things>> e di tutti fino a isolarsi e annullarsi (il grande vuoto come essenza) per fare parte dell’immensa Madre Natura. Penn mostra il valore umano per rendere giustizia ad un ragazzo che ha avuto il coraggio radicale di partire raggiungendo un ideale ben preciso e scoprendo poi un’altra verità.

Scena top: quando Chris riesce a far salire su un monte il vecchietto veterano Ron, con il quale ha stretto una bella amicizia, ed egli gli dà una piccola lezione di vita. Infine menzione speciale alle musiche: la colonna sonora è infatti composta da Eddie Vedder, il frontman dei Pearl Jam (e la potete ascoltare qui).

•Cosa si impara: potrei scrivere sulla ricerca del senso dell’esistenza, sull’identità e-via-discorrendo ma non oggi. Comunque prima di partire per un viaggio impegnativo preparatevi, sia fisicamente, anche con l’attrezzatura giusta, che mentalmente, con delle buone letture, sia filosofiche che pratiche (tipo di botanica-pesca). Non si sa mai.

•La massima, quella seria: 

<<L’essenza dello spirito dell’uomo sta nelle nuove esperienze>>

(Chris)

Quella vera:

<<Quella povera ragazza è là che si farebbe un paletto della recinzione e tu, cazzo sei qui a farti gli addominali dell’asceta>>

(Rainey)

Capito belli miei?

•L’oggetto che non può mancareil diario di viaggio che potrebbe essere una moleskine. In alternativa consiglio un quadernetto con una copertina monocolor, essenziale senza troppi fronzoli. Ah per scrivere potete recuperare quelle matitine dell’Ikea, inutili all’epoca ma utili ora… forse.

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*Crediti immagine di apertura: illustrazione Collage Landscape di Itsuko Suzuki (www.itsukosuzuki.com). Ringraziamo Francesca Santoro per il suggerimento.

Prosegue…

FREETIME | STAR & DREAM: 2° Cosa si impara dai film di avventura