Un padre, una figlia di Cristian Mungiu

“Un padre, una figlia” di Cristian Mungiu. Dalla Romania il film Miglior Regia al Festival di Cannes 2016: la storia di Romeo ed Eliza, un padre e una figlia, solleva domande e spunti di riflessioni sull’educazione, sul concetto di scelta, sui valori personali e sulle decisioni da prendere.

…Che cosa è giusto insegnare ai propri figli? Il fine giustifica i mezzi? Fino a che punto si può scendere a compromessi? Cosa potrà mai fare un singolo individuo rispetto al modo in cui funziona il mondo?

Romeo Aldea è un medico che vive in una piccola città di montagna in Transilvania. Ha circa 50 anni e si trova in quella fase della vita in cui sente “la terra tremare sotto ai suoi piedi”: una sorta di “tempo di mezzo” in cui non si sente né giovane né vecchio, il suo matrimonio sta andando in frantumi, sua madre è anziana e malata, la battaglia di ogni giorno da affrontare per la routine e la sopravvivenza quotidiane, sua figlia che è ormai pronta ad andarsene di casa e spiccare il volo…

Egli infatti ha cresciuto la figlia Eliza con l’idea che al compimento del diciottesimo anno di età lascerà la Romania per andare a studiare all’estero. Ora sembra che il suo progetto finalmente si possa realizzare: la giovane Eliza (interpretata dalla bravissima Maria Drăguș, classe 1994, la Klara, figlia del pastore, de Il nastro bianco di Michael Haneke, film che ha ottenuto la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2009 e che le ha fatto vincere il premio come Miglior attrice non protagonista ai German Film Awards) ha vinto una borsa di studio per frequentare una facoltà di psicologia in Gran Bretagna.

Le resta solo da superare l’esame di maturità, una mera formalità per una studentessa modello come lei. Ma il giorno prima degli esami scritti, Eliza subisce un’aggressione che mette a rischio la sua partenza. Adesso Romeo è costretto a prendere una decisione. Ci sono diversi modi per risolvere il problema, ma nessuno di questi contempla l’applicazione di quei principi che, in quanto padre, ha insegnato a sua figlia.

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<<Se il film riuscisse a farvi riflettere sulle vostre scelte di vita, sui vostri momenti di insincerità o su decisioni che avete preso in passato, sarebbe un bonus meraviglioso. Facciamo film per raccontare delle storie, per sollevare delle domande, per approfondire la nostra indagine del mondo che ci circonda. Ma le storie da raccontare sono molte. Un regista deve sempre domandare a se stesso: perché hai scelto proprio questa storia in particolare? Auguriamoci che la ragione sia che ad un dato momento della sua vita gli è sembrata la più importante e la più urgente. E ha sentito l’impellente bisogno di raccontarla ad altre persone, convinto che avrebbe parlato loro di cose che contano veramente.>>  C. Mungiu

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Cristian Mungiu solleva come sempre moltissimi urgenti spunti di riflessione: dall’educazione dei figli e quindi cosa sia più o meno giusto fare in certe situazioni, come aiutarli a compiere le scelte migliori per la loro vita e quali siano effettivamente le “migliori”; il tentativo di educare i nostri figli in modo molto diverso rispetto a come siamo stati educati noi, fino al concetto di compromesso rispetto alla società e al mondo attuale.

“Una padre, una figlia” è infatti un film che parla di compromessi e di principi, di decisioni e di scelte, di individualismo e di solidarietà, di famiglia e anche degli anni che passano.

È la storia di un padre che si domanda che cosa sia meglio per sua figlia, se sua figlia debba imparare a sopravvivere nel mondo reale o se debba lottare per essere sempre onesta cercando di cambiare il mondo per quanto le sarà possibile.

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La storia di Romeo ed Eliza è quindi anche la storia di una società e delle sue istituzioni. Con un tipo di cinema che accorda importanza alla realtà e al realismo ma che non è la realtà, con una storia che resta soggettiva pur rendendo la verità di ciascun momento così come traspare dal flusso degli eventi, Mungiu ha conquistato l’ennesimo premio a Cannes, festival che ama molto il suo cinema, comunque di grandissimo successo sia di critica che di pubblico.

Ricordiamo solo che il suo film di esordio, Occident, è stato presentato in anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs nel 2002; nel 2007, ha diretto il suo secondo lungometraggio, “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”, che ha ottenuto la Palma d’Oro e ha in seguito vinto numerosi premi come Miglior film dell’anno attribuiti da varie associazioni internazionali di critici cinematografici.

Inoltre ha anche conseguito il premio per il Miglior film e il premio per la Miglior regia attribuiti dalla European Film Academy. Nel 2009 torna di nuovo a Cannes per partecipare come sceneggiatore, co-regista e co-produttore al film collettivo a episodi “Racconti dell’età dell’oro” e nel 2012 ha vinto con “Oltre le colline” i premi Miglior sceneggiatura e Miglior attrice.

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Ora in sala…#danonperdere!