Salò o le 120 giornate di Sodoma

Vincitore del prestigioso Premio per il Miglior Film Restaurato alla 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dal 2 novembre 2015 – giorno del 40° anniversario della sua morte – arriva in sala l’ultimo film di Pier Paolo Pasolini (uscito postumo il 10 gennaio del 1976, è stato restaurato nella sua versione integrale dalla Cineteca di Bologna e da CSC – Cineteca Nazionale): “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, nera allegoria sul potere in cui l’autore “affondava lo sguardo nell’oscurità dell’essere umano” (Mario Soldati).

manifesto Salo

Definito da Giuseppe Bertolucci <<un film che non ci lascia stare, che ci viene a provocare, inquadratura dopo inquadratura, come un implacabile metronomo della sgradevolezza>>, oggetto di forti attacchi censori, viene oggi presentato all’interno del progetto speciale Più Moderno di ogni moderno (qui tutto il programma agenda.comune.bologna.it/cultura/piu-moderno-di-ogni-moderno, con eventi fino a marzo 2016) con il quale la città di Bologna rende omaggio nel quarantennale della scomparsa al suo concittadino Pasolini, alla sua multiforme personalità di poeta, narratore, saggista, intellettuale e regista e senza dubbio alla sua straordinaria contemporaneità.

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<<Salò sarà un film crudele, talmente crudele che (suppongo) dovrò per forza distanziarmene, fingere di non crederci e giocare un po’ in modo agghiacciante.*>> (PPP). Il soggetto è notoriamente ispirato al romanzo Les Cent Vingt Journées de Sodome del Marchese de Sade ma ambientato nel 1944-45 nell’Italia Settentrionale. Nel prologo, Antinferno, quattro autorità repubblichine – il Duca, il Vescovo, il Presidente di Corte d’Appello e il Presidente della Banca Centrale – riunite a Salò incaricano le SS di rapire un gruppo di ragazzi e ragazze. Dopo avere selezionato i più avvenenti, si chiudono con loro in una villa nei pressi di Marzabotto, presidiata da un manipolo di soldati. Impongono per centoventi giornate le leggi crudeli di un regolamento che sottomette i ragazzi a ogni genere di violenza sessuale e psicologica. Di orrore in orrore, di efferatezza in efferatezza, si susseguono così tre gironi infernali di stupri, umiliazioni e sevizie: il Girone delle Manie, il Girone della Merda e il Girone del Sangue, dove vengono designate le vittime dello sterminio finale.

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<<Una frase di Sade dice che nulla è più profondamente anarchico del Potere (..) E, a mia conoscenza, non c’è mai stato, in Europa, un Potere così anarchico come quello della Repubblica di Salò: fu la dismisura più meschina fatta Governo (..) Ho preso dunque Salò come simbolo del Potere che trasforma gli esseri umani in oggetti, il potere fascista e il potere della piccola repubblica. Ma, appunto, si tratta di un simbolo. Questo potere arcaico mi facilitava la rappresentazione>>*

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<<Il sesso in Salò è una rappresentazione o metafora di questa situazione, questa che viviamo in questi anni: il sesso come obbligo e bruttezza.(…) Oltre che la metafora del rapporto sessuale (obbligatorio e brutto) che la tolleranza del potere consumistico ci fa vivere in questi anni, tutto il sesso che c’è in Salò (e ce n’è in quantità enorme) è anche la metafora del rapporto del potere con coloro che gli sono sottoposti. In altre parole è la rappresentazione (magari onirica) di quella che Marx chiama la mercificazione dell’uomo: la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento)>>*

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Per quanto riguarda il restauro, particolarmente complesso è stato il lavoro di color correction– durante il quale sono state utilizzate alcune copie 35mm d’epoca- che ha comunque rispettato le scelte originarie del regista, cercando di conservare, nascondendo la lucentezza del digitale, la luce neutra e asettica con predominanza di colori acidi volti a conferire maggiore freddezza alle scenografie di Dante Ferretti, necessari e conformi alla crudeltà e alla brutalità di fondo.

<<È la prima volta che questo film riceve un premio. Forse, a quarant’anni dalla sua prima uscita, il pubblico potrà finalmente guardarlo per quello che è, non il testamento di Pasolini, ma l’opera di un artista nel pieno del suo percorso vitale e creativo>> (Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna).

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<<…E dopo pochi minuti di proiezione, ho capito che Salò non soltanto era un film tragico e magico, il capolavoro cinematografico e anche, in qualche modo, letterario di Pasolini: ma un’opera unica, imponente, angosciosa e insieme raffinatissima, che resterà nella storia del cinema mondiale.>>

(Mario Soldati)

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Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma (Italia/1975, 116’)
Restauro realizzato da Cineteca di Bologna e CSC – Cineteca Nazionale, in collaborazione con Alberto Grimaldi presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata
www.cinetecadibologna.it / www.ilcinemaritrovato.it
Dal 2 novembre 2015 nelle sale italiane e in DVD

Qui per la programmazione completa in Italia: distribuzione.ilcinemaritrovato.it/salo-o-le-120-giornate-di-sodoma

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* Pier Paolo Pasolini, autointervista , «Corriere della Sera», 25 marzo 1975